sabato 28 ottobre 2017

Per chi, come me, in cucina proprio no.

Sia chiaro subbito che 'sti versi
nun vonno annà contro chicchessia
perché alla fine semo tutti diversi
e quinni è giusto ch'ognuno ciabbia i pensieri sua.

Quer che vojo fà qui, mentre sto a scrive
è dì grazie a chiunque, fosse pure er padre eterno,
pè quello che, nel vive ner monno odierno,
ha dato a quelli come me, che cucinano pè sopravvive.

Perché dovete ammette ch' ar giorno d'oggi
tante, troppe, sò le possibilità de conosce
che quanno ciò du' ore senz' angosce
proprio nun me và de lessà l'ortaggi.

Pè questo dico, ch'è 'na meravija
tornà a casa, da solo, o da 'na famija
e mettete a fà quer che più t'allieti
perchè tanto sai che in frigo, ce sò li santi surgelati!

mercoledì 5 luglio 2017

EXCEL - Estendere una formula a tutta la colonna senza il "trascinamento"

Eccomi qui con un nuovo post legato al nostro amato/odiato computer. 
E come sempre lo scrivo dopo aver imprecato allegramente per riuscire a trovare la soluzione che ora vado a spiegarvi.
Come intuirete dal titolo, qui di seguito vi elencherò dei semplici passaggi che vi aiuteranno ad estendere una formula che avete scritto nella prima cella di una colonna del foglio excel a tutta la colonna nel caso il numero di celle sia decisamente elevato (nel mio caso parliamo di 91069 celle!).
Stavolta nemmeno il nostro dio delle soluzioni, Salvatore Aranzulla, mi ha aiutato, me tapina!!
Premessa. Esiste un metodo più semplice di quello che vado a spiegarvi ora ma, non ho idea del motivo, nel mio caso non funziona. Voi però potreste provare.
Scrivete la vostra formula, selezionate la cella in cui l'avete scritta e andate col mouse nell'angolino in basso a destra della stessa cella. Invece di cliccare e trascinare, però, dovete fare doppio clic col tasto sinistro del mouse. Se sarete fortunati, avrete la formula propagata per l'intera colonna. Se invece, come nel mio caso, EXCEL deciderà di sbeffeggiarvi, provate col metodo seguente.
Allora, i passaggi sono:
1 - Scrivete la formula nella prima cella della colonna che vi interessa
2 - Selezionate la cella e copiate (ctrl+c)
3 - Quando la cella vi apparirà selezionata premete F5 e nella finestra che si apre, in basso, scrivete le coordinate dell'ultima cella della colonna a cui dovete arrivare (nel mio caso, per esempio, E91069).
4 - A questo punto premete OK e excel vi porterà su quella cella. Tenete premuti CTRL+MAIUSC+FRECCIA SU e vedrete che si selezionerà l'intera colonna.
5 - Premete INCOLLA (CTRL+V)

Et Voilà! La vostra formula si applicherà a tutte le celle della colonna considerata.

giovedì 15 giugno 2017

I sorrisi di oggi VI - Neodottori

Ci sono delle emozioni che tutti noi abbiamo provato ma che restano sopite nel nostro cuore fino al momento in cui non leggiamo quella stessa emozione nel viso degli altri.
Qualche mese fa, una ragazza che ho conosciuto in un corso universitario frequentato l'anno scorso per curiosità personale, mi ha invitato alla sua laurea. Non è ovviamente la prima volta che assisto a lauree, proclamazioni, dottorati ecc. La particolarità di questo evento è stata nel fatto che questa ragazza, più piccola di me di circa 10 anni, si sarebbe laureata alla triennale. Qualcuno potrebbe dire che rispetto ad una laurea specialistica o ad un dottorato parliamo del nulla.Me l'ero detta anche io in effetti d'altronde è solo l'inizio di un percorso.
Vado un pochino prima in modo da essere sicura di non perdermi la discussione. La ragazza mi viene incontro contenta di vedermi e lì c'è stato il primo sorriso. Un sorriso sincero nei miei confronti, ma tiratissimo. Gli occhi che accompagnavano quel sorriso si guardavano intorno, cercavano persone, cercavano supporto ed erano pieni di concentrazione e tensione tagliente. Mi siedo e osservo questa giovane donna nei momenti antecedenti quel primo traguardo del suo percorso. E in me i sentimenti hanno iniziato a cambiare. Eh già..è il primo traguardo. Un primo traguardo, è vero, ma è unico nel suo genere. Continuo ad osservarla, e vedo il suo sorriso rivolgersi a tutti coloro che sono lì per lei, per ringraziarli, per dar loro attenzione. Dopodiché viene chiamata.
Per la prima volta il sorriso svanisce per riapparire solo accennato nei momenti in cui i suoi occhi hanno incrociato quelli della commissione. Mi siedo insieme agli altri nella platea e continuo ad osservare i suoi movimenti, tesi ma risoluti e professionali. E' davvero molto brava. Molto più della media. E conferma la sua bravura durante la discussione. Chiara, sintetica, matura. I 20 minuti passano in un attimo. E' il momento delle domande. Lì in piedi davanti a tutti, risponde, sempre tesa, ma sicura di sè. Sorrido. Ed ecco il momento: "Se non ci sono altre domande, la commissione si ritira per discutere il giudizio". D'improvviso, il suo viso, tutto insieme, si rilassa e sorride. Sorride con ogni muscolo. Rivolge gli sguardi a noi, chiede conferme e opinioni, ma il sorriso, quel sorriso è solo suo.
E' suo, è di tutti i giorni e tutte le notti passate sui libri, è di quei momenti bui in cui sei convinta che non ce la farai mai, di quegli attimi in cui qualcuno ti fa sentire una nullità e di quelli in cui dimostri esattamente il contrario. E' il sorriso di un primo traguardo. E' il sorriso di quella gioia eccezionale che solo un "Cavoli, alla fine ce l'ho fatta!" ti può disegnare in viso. Quel sorriso l'ho avuto anche io..e sorridendo con lei, l'ho fatto di nuovo mio.

lunedì 29 maggio 2017

Effetto Francesco Totti (per sempre tu)

Era una giornata estiva come tante.
Sdraiata su una spiaggia vicino Ladispoli insieme a mia cugina. Io 20enne e lei di 6 anni più piccola.
Prendevamo il sole...prendevamo il sole ignare di quanto stesse accadendo poco lontano da noi.
Le voci in spiaggia erano tante e confuse ma, all'improvviso, una voce di un ragazzo che stava passando tranquillamente sulla riva, arriva alle nostre orecchie limpida e isolata:
"Ahò, comunque Ilary dar vivo è popo bella!"
Fu un attimo. Io e mia cugina scattammo sedute come due molle guardando verso la riva e gridando: "Ilary?!?!". Un attimo dopo ci siamo guardate e con il cuore che piano piano iniziava ad accelerare ci siamo dette: "Ilary..se c'è Ilary..c'è Lui!" (non mi sembra necessario specificare chi sia "Lui"). I nostri occhi diventano radar e cominciamo a scandagliare tutta la spiaggia finché arriva il segnale: un cumulo di gente a un centinaio di metri da noi.
Come due automi - e dico due automi perché penso seriamente di non essere stata cosciente in quei momenti - ci siamo alzate e abbiamo cominciato a camminare. Abbiamo raggiunto il cumulo di gente e ci siamo trovate davanti un fagottino biondo di poco più di un anno che giocava a pallone con la mamma...Cristian e Ilary erano sulla spiaggia come due normalissimi madre e figlio, solo circondati da tanti ebeti con lo sguardo idiota, comprese me e mia cugina. A quel punto era evidente:
Cristian, Ilary...Lui doveva essere lì. Lo sguardo si alza sapendo perfettamente dove guardare.
E dalla finestra di un ristorante affacciata proprio sulla spiaggia, l'apparizione. Lui di spalle, intento a chiaccherare con la sua famiglia. Da quel momento i pochi neuroni rimasti attivi nel cervello si sono dati alla macchia, e ho cominciato a stare ferma immobile con lo sguardo fisso su quelle spalle, alzando la mano e muovendola concitatamente ogni volta che il suo viso si voltava verso di noi. Accompagnando il gesto, come è ovvio immaginare, con una paresi facciale. Come me, mia cugina e tutto il resto della spiaggia.
So che la maggior parte di voi già qui starà pensando: poveri cretini. Vi capisco. D'altronde, la scena da fuori penso sia apparsa come una interpretata dai Minions, precisamente una di quelle in cui tutti si eccitano per l'apparizione di una banana. Ma non potete capire, non potete proprio.
Penso saremmo rimasti tutti così per il resto del pomeriggio se solo, come tutte le famiglie normali, non avessero deciso di tornare a casa. Ilary e Cristian (che per noi erano ovviamente già passati in secondo piano), raggiunsero gli altri e Lui iniziò ad alzarsi. Tutti gli altri intorno a noi iniziarono a disperdersi ma il mio sguardo cadde su un montarozzo di terra proprio lì, sotto la finestra alla destra di Lui. Fu un attimo. Presi per mano mia cugina e iniziai a correre. Arrivai sotto la finestra e mi arrampicai sul montarozzo. Raggiunsi la finestra e sbucai con la faccia e col busto dentro al ristorante.
Ricordo quel momento come se fosse ora. Lui, Francesco, rimase a metà tra l'alzarsi e il sedersi e spalancò gli occhi in uno sguardo tra il panico e la pietà, rivolto a me. In quell'istante, tutti i miei neuroni hanno ripreso improvvisamente a funzionare e hanno riassunto tutto in una frase "Martì, ma che stai a fa'?". Ormai però ero lì, e, nonostante mi sentissi piccola piccola, ho guardato il capitano e gli ho detto, con un tono tra il supplichevole e il pentito: "Francè, scusami..sono solo una tifosa romanista e vorrei tanto stringerti la mano!". E nonostante il suo pensiero in quel momento possa essere stato: "Guarda sta scema!", il suo sguardo si è rilassato e ha sorriso, insieme alla sua bocca, si è avvicinato e mi ha stretto la mano guardandomi negli occhi. E allora tutto ha avuto un senso, anche l'avergli fatto pensare "Guarda sta scema!". 
Ecco. Questo episodio Francè, riassume perfettamente quello che sei stato per me e quello che sei stato per tutti i romanisti, soprattutto per quelli che sono cresciuti con una Roma rappresentata da te da sempre.
Non si può capire se non lo si vive. Le lacrime che tutta Roma (e non solo) ha versato ieri non devono essere spiegate. Per me e per noi sarai sempre l'unico immenso Capitano. 
E ti rigiro la dedica che hai lasciato a me e al mio Francesco (eh già!) sulla tua maglia...
"Verso l'infinito..e ortre!"
Per sempre Forza Roma. Per sempre tu. Grazie Capitano!

domenica 16 aprile 2017

I sorrisi di oggi V: di corsa.

La domenica mattina presto, vado a correre nel parchetto della mia borgata. 
Non voglio entrare nel merito dell’opinione che ognuno di noi possa avere a riguardo ma sono sempre più convinta che sia una in particolare la spinta che mi porta a farlo. C’è il verde del parco ovviamente, gli alberi che iniziano a tornare nel pieno della loro vitalità con la primavera, l’odore dell’aria fresca del mattino, il benessere che solo l’allenamento fisico può dare.
Eppure non è solo questo. Appena entro nel parco, nel riscaldare i muscoli, con lo sguardo do un’occhiata in giro e inizio a vedere qualche macchia, colorata o meno, che cammina rapida o corre, nonostante l’ora, nonostante sia domenica. Metto le cuffie, faccio partire la mia musica ed inizio i miei giri. L’aria frizzantina sul viso è davvero piacevole e rinvigorente.
Il rosa dei ciliegi in fiore spicca nel bel verde curato del parco. Il mio ritmo va con la musica che ascolto, il mio respiro sempre un po' più velocemente del dovuto. La mia testa, piano piano, inizia a riempirsi di blu e verde e a rallentare i suoi ritmi. Ed ecco che a quasi metà del primo giro, incontro la prima macchia, colorata o meno. Entrambi siamo concentrati sul respiro e sull’esercizio ma gli sguardi si incontrano e allora, forse per solidarietà nella fatica, non riesco mai a fare a meno di dire “Buongiorno!” sorridendo, più o meno col fiatone. Dall’altra parte, più spesso di quanto si possa pensare, quella macchia tiene gli occhi sui miei e io percepisco, osservandoli, che sto per ricevere una risposta altrettanto sorridente. E infatti, prima con quegli occhi e poi con la bocca, il sorriso esplode e “Buongiorno!”. La cosa bellissima è che tutto questo avviene in pochi istanti, tra fiatoni e rossori, ma avviene sinceramente. La percezione è che io abbia riempito un po' quella macchia come lei ha riempito la macchia colorata che sono io. E ad ogni incontro, ad ogni paio d’occhi sorridenti, la corsa diventa più piacevole, la testa più leggera e il fiato più resistente. Ogni tanto, la risposta non arriva e penso sempre sia un peccato... Un voler rinunciare per timidezza, scontrosità o indifferenza, ad una piccola fonte di serenità.