Da qualche anno, in giro per stazioni, aeroporti e spesso altri luoghi pubblici, in mezzo al caos, messi da una parte, oppure in bella mostra al centro dei corridoi, tante anime fatte di tasti bianchi e neri, di corde e vibrazioni orizzontali o verticali, sono in attesa.
In attesa di un paio, o più paia, di mani, che si posino sulla loro tastiera e li facciano respirare, li mettano per un attimo o poco più al centro dell'attenzione.
Più spesso di quanto uno pensi, quel paio di mani arriva, e non sempre è un paio di mani esperto o eccezionale, anzi, spesso è un paio di mani emozionato o principiante, che però non resiste alla tentazione di sedersi su quello sgabello, a volte un po' malconcio, e fare uscire da quelle corde quella cosa straordinaria che è la musica.
E mentre quel paio di mani scorrono sui tasti, le persone continuano a passare lì intorno. Poche vengono attirate e si fermano ad ascoltare, altre non hanno tempo di fermarsi e semplicemente passano lanciando un'occhiata e seguendo il ritmo con la testa, altre ancora non si rendono veramente conto di cosa succeda ma semplicemente vengono accompagnate piacevolmente alla loro destinazione.
Non so se vi siete mai resi conto di quanto delle belle note possano far bene ad ognuno di noi.
Anche se escono stentate e non proprio perfette. Non è solo l'ascoltare la musica ma anche osservare chi ha deciso di sfidare quei tasti davanti alle tante persone che gli passano intorno, fare supposizioni su chi sia dal tipo di musica che decide di suonare, sorridere mentre lo si guarda concentrarsi sulle note ed andare via, magari di corsa, con quella melodia ancora in testa.
Quelle anime di tasti bianchi e neri sanno dare qualcosa di intenso ed importante alle persone che girano lì intorno, anche senza che esse se ne accorgano.
E anche posare le proprie mani su di loro, sfidando la sudarella che ti prende davanti ad un pubblico, cercando di isolarti e restare sola con loro, e magari intravedere lo sguardo di una bambina su di te, che ti ascolta...devo dire che un pochino il cuore lo riempie.
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venerdì 12 gennaio 2018
venerdì 22 luglio 2016
E poi una sera vedi Springsteen sul palco...
Provate ad immaginare lo scenario.
Via delle Terme di Caracalla, via dei Cerchi, Viale Aventino...tutte chiuse al traffico.
In una giornata estiva assolata ma non terribile, Roma vi si piazza davanti di botto dicendo "Ecchime, tiè! Guarda che so'!".
Circa 60.000 persone fluiscono verso l'immensità eterna del Circo Massimo.
Immaginate quelle stesse persone su teli, cartoni, le più preparate sugli sgabelli, sedute in quello spazio immenso, a ridere, dire scemenze, mangiare, scherzare.
Lì in fondo, un palco. Una bandiera americana, una bandiera italiana. L'attesa è uno dei momenti più belli in assoluto. Alle 17.15 sale sul palco la Treves Blues Band che scalda l'atmosfera al ritmo di un blues veramente bello e coinvolgente. Seguita, verso le 18.30, dai Counting Crows, che, opinione chiaramente personale, non hanno lasciato una traccia indelebile. Poi, come per magia, il cielo si tinge di rosa dietro quel palco e la luna sorge dal lato opposto. Le 20.20 di sabato 16 luglio 2016. E lui appare. Le note di Morricone, "Roma dajeee" e tutto comincia.
Non penso di riuscire a spiegare quello che è stato. Quell'uomo, a 67 anni, ha cantato e suonato per 3 ore e 53 minuti. Ripeto. Tre ore e 53 minuti. Ha cambiato la sua scaletta in base alle richieste del suo pubblico, in estasi totale. E' sceso in mezzo al pubblico. Lo ha fatto salire sul palco.
Quell'uomo, quell'artista, ha rapito circa 60.000 persone per quasi 4 ore e le ha riempite di energia, di musica, di rock, di vita. Le ha stremate ma le ha stremate come solo l'adrenalina può fare. Le ha stremate perché nessuno poteva immaginare quello che The Boss è in grado di dare su un palco.
I brividi sono continui. A mezzanotte, dopo tre ore e mezza di concerto, riesce a far saltare come dannate tutte le 60.000 persone cantando "Shout" per quasi 10 minuti. E ancora e ancora.
Poi manda via la sua eccezionale band, che sembra produrre musica direttamente dalle proprie viscere. E lui resta lì. La sua chitarra, sempre la stessa, consumata, logora. La sua armonica. Un microfono. E da solo, al centro del palco, ci saluta cantando "Thunder Road" davanti a noi, lì davanti, non ancora in grado di capire bene a cosa avevamo assistito. La pelle d'oca, il silenzio e poi lo scroscio finale di applausi per quell'artista che più che fare un concerto, ci ha fatto capire il significato di estasi.
mercoledì 13 luglio 2016
Giggione Proietti al Globe in "Omaggio a Shakspeare"...o meglio in un omaggio al Teatro, quello vero.
Da dove cominciare?
Credo che possa essere definito uno dei più bei momenti di teatro che io abbia mai vissuto.
Provate ad immaginare. Il teatro è il Silvano Toti Globe theatre, la spettacolare riproduzione del teatro Shakesperiano voluta e diretta da Gigi Proietti. Un' altra dimensione, profumo di legno, il cielo che entra nel teatro. Il contesto è Villa Borghese, il Parco di Roma per antonomasia e la sua vita che lo riempie quotidianamente. L' opera racconta la vita di uno dei maggiori interpreti di Shakespeare, Edmund Kean, il cosiddetto ""genio e sregolatezza". E poi c'è lui, il genio assoluto del palcoscenico, l'attore che con la sua poliedricità, riesce a rendere meravigliosa qualsiasi cosa, l'attore che non ha età quando è su un palco. Gigi Proietti.
Due ore di meraviglia. Soltanto lui ed una splendida scenografia che rappresenta il camerino di Kean. E dall'entrata in scena è un susseguirsi di sentimenti contrastanti resi con magnificienza, di piccoli pezzi di personaggi Shakesperiani, quali Amleto, Otello, Riccardo III, Macbeth e Shylock (da il Mercante di Venezia), di racconti di una vita sopra le righe e per questo tormentata.
Solo chi ha partecipato a questa magia può realmente capire di cosa parlo. In quelle due ore, non abbiamo visto solo "Omaggio a Shakespeare", adattato e diretto da Proietti stesso con l'aiuto di Loredana Scaramella (altra bravissima regista affatto nuova al Globe), e che lo stesso Gigi interpretò a Taormina nel 1987. Quello che abbiamo visto è il Teatro, quello vero, quello che ti tiene gli occhi incollati lì, su quella figura viva che è sul palcoscenico, che ti fa respirare con lui, che ti regala ogni singola emozione. Quello che abbiamo visto è un attore in grado di trasmettere l'adrenalina e l'amore che gli scorrono nelle vene quando è lì sopra, l'attore che ha dato al suo pubblico sempre tutto se stesso senza risparmiarsi mai. L' attore che ha voluto, a più di 70 anni, mettersi sul palco del suo teatro, insegnando a tutti la bellezza, quella pura, intensa, piena. Il nostro Giggi, che, anche da Edmund Kean, non ha abbandonato i suoi pantaloni neri, la sua camicia bianca, e la cassa piena di meraviglie che il pubblico di sempre, il suo pubblico, tiene stretti a sè.
Credo che possa essere definito uno dei più bei momenti di teatro che io abbia mai vissuto.
Provate ad immaginare. Il teatro è il Silvano Toti Globe theatre, la spettacolare riproduzione del teatro Shakesperiano voluta e diretta da Gigi Proietti. Un' altra dimensione, profumo di legno, il cielo che entra nel teatro. Il contesto è Villa Borghese, il Parco di Roma per antonomasia e la sua vita che lo riempie quotidianamente. L' opera racconta la vita di uno dei maggiori interpreti di Shakespeare, Edmund Kean, il cosiddetto ""genio e sregolatezza". E poi c'è lui, il genio assoluto del palcoscenico, l'attore che con la sua poliedricità, riesce a rendere meravigliosa qualsiasi cosa, l'attore che non ha età quando è su un palco. Gigi Proietti.
Due ore di meraviglia. Soltanto lui ed una splendida scenografia che rappresenta il camerino di Kean. E dall'entrata in scena è un susseguirsi di sentimenti contrastanti resi con magnificienza, di piccoli pezzi di personaggi Shakesperiani, quali Amleto, Otello, Riccardo III, Macbeth e Shylock (da il Mercante di Venezia), di racconti di una vita sopra le righe e per questo tormentata.
Solo chi ha partecipato a questa magia può realmente capire di cosa parlo. In quelle due ore, non abbiamo visto solo "Omaggio a Shakespeare", adattato e diretto da Proietti stesso con l'aiuto di Loredana Scaramella (altra bravissima regista affatto nuova al Globe), e che lo stesso Gigi interpretò a Taormina nel 1987. Quello che abbiamo visto è il Teatro, quello vero, quello che ti tiene gli occhi incollati lì, su quella figura viva che è sul palcoscenico, che ti fa respirare con lui, che ti regala ogni singola emozione. Quello che abbiamo visto è un attore in grado di trasmettere l'adrenalina e l'amore che gli scorrono nelle vene quando è lì sopra, l'attore che ha dato al suo pubblico sempre tutto se stesso senza risparmiarsi mai. L' attore che ha voluto, a più di 70 anni, mettersi sul palco del suo teatro, insegnando a tutti la bellezza, quella pura, intensa, piena. Il nostro Giggi, che, anche da Edmund Kean, non ha abbandonato i suoi pantaloni neri, la sua camicia bianca, e la cassa piena di meraviglie che il pubblico di sempre, il suo pubblico, tiene stretti a sè.
lunedì 13 luglio 2015
"L' autoritratto" di Leonardo a Roma...e la "duende" dell'arte.
Ogni tanto ci sono queste iniziative meravigliose per cui un' opera d'arte che di solito ha sede in un museo specifico, viene portata per un periodo di tempo nella tua città...Roma, nel mio caso.
Già nel 1998 ebbi la straordinaria fortuna di vedere esposta nel Palazzo del Quirinale "La Dama con l' ermellino" di Leonardo, solitamente conservata al Museo Czartoryski di Cracovia.
Fu un'emozione indescrivibile. Si era a meno di un metro dal quel quadro meraviglioso e, prima che me lo chiediate, no, non è la stessa cosa del vederlo in mezzo a tanti altri quadri, tantomeno del vederlo in una foto. Si ha la percezione reale di essere di fronte a qualcosa di unico, qualcosa su cui ha messo le mani uno dei geni dell'umanità. L'unica pecca quella volta fu che essendo la mostra gratuita, non si poteva sostare di fronte l'opera. C'era un'unica fila di persone che veniva fatta scorrere velocemente davanti al quadro e quindi non si aveva l'opportunità di restare soli col quadro e studiarselo per bene.
Questa pecca non ce l'ha la mostra allestita ai Musei Capitolini per "L'autoritratto" di Leonardo, proveniente dalla biblioteca reale di Torino ed esposto lì fino al 3 agosto prossimo.
Stavolta per vederlo si paga (intero, 5€ a persona, sempre che non vogliate vedere anche i Musei) ma il costo vale la candela. Tralasciando il fatto che si entra passando davanti alla Terrazza Caffarelli, con Roma che ti dice "Andrai pure a vedè Leonardo ma girate 'n attimo va', che da qua io so' ancora più bella", salite al terzo piano e dopo un corridoio con tutte le informazioni relative alla storia del quadro (ed un immancabile mini documentario a riguardo registrato da Alberto Angela), entrate in una stanza abbastanza grande. Ed è proprio lì, su una parete aggiuntiva all'angolo a destra, illuminato da una luce molto bassa. Solo lui. Più qualche posto per sedersi..perché non sarà un passaggio rapido.
La gente non è tanta. Anzi, quando siamo entrati noi, lui era solo. E ce lo siamo proprio goduti.
Non sto qui a spiegarvi il quadro, perché lo conoscete tutti. E' più piccolo di quello che uno si aspetta ma questo non cambia. Voi restate lì, senza fiato, a cercare di assorbire ogni dettaglio, ogni sensazione, cercando di appagarvi.
Poi vi sedete, vi godete le reazioni delle persone davanti al quadro, un treno di espressioni e commenti che decorano l'opera stessa. La guardate da lontano. Poi, quando è di nuovo sola, vi riavvicinate. Ed il senso di appagamento non si placa. Noi abbiamo cercato di placarlo insieme, commentandola, condividendola..ma niente. Purtroppo non potete restare lì tutto il giorno, quindi ad un certo punto, bisogna andarsene. Ma con la consapevolezza di essere più ricchi di un pò.
L'arte, in ogni sua forma, è pura magia. Un'opera d'arte è qualcosa che vi nutre.
Ho scoperto proprio poco tempo fa che esiste una parola in spagnolo che descrive specificatamente l'emozione che un quadro è in grado di suscitare.
Questa parola è "duende" e la sua illustrazione, che vedete qui sotto, è secondo me perfetta.
venerdì 15 maggio 2015
Giotto e la stella dei Re Magi.
Siamo talmente abituati alle cose che ci circondano ogni giorno che spesso (troppo spesso forse) ci dimentichiamo di incuriosirci.
Vi ricordate l'aneddoto sui Marziani? L'ho raccontato qui.
Oggi ve ne racconto un altro.
Con l'avvicinarsi del Natale, ogni città inizia ad essere decorata ovunque e state pur sicuri che da qualche parte apparirà anche la stella cometa dei Magi con la sua caratteristica forma.
Ma i Magi, furono davvero guidati da una cometa?
In realtà no. Loro, come chiunque nei tempi passati, seguirono una stella (normalissima) per raggiungere la capanna in cui nacque Gesù. Se ci pensate il cielo è stato il navigatore satellitare per eccellenza per quasi tutta la storia dell'umanità :).
Agli inizi del 1300, però, Giotto dipinse la Cappella degli Scrovegni a Padova (se non l'avete ancora vista, andate di corsa perché è bellissima!)e tra i suoi dipinti, gli era stata commissionata una Natività. Il caso volle che proprio in quel periodo ne cielo brillasse la famosa cometa di Halley, che è visibile dalla terra ogni 75 anni circa.
Giotto ne rimase così affascinato che decise di aggiungere una coda alla stella guida dei Magi.
E' da quel momento che per tutti i Magi seguirono la Stella Cometa.
La licenza artistica di un pittore, ha cambiato in parte la storia.
La licenza artistica di un pittore, ha cambiato in parte la storia.
Da notare che quella raffigurata da Giotto, però, è una cometa molto più realistica di qualsiasi altra poi raffigurata.
martedì 21 aprile 2015
E per festeggiare l'anniversario della nascita di Roma: "I 7 Re di Roma" con Gigi Proietti. Versione completa.
"Aprile Aprile Aprile, e Roma è tutta in fiore"
Qui sotto trovate la versione completa del meraviglioso spettacolo di Garinei& Giovannini con Giggione.
E dal minuto 23:40 potrete ascoltare la canzone cantata da Romolo-Proietti per celebrare la nascita di Roma.
Qui sotto trovate la versione completa del meraviglioso spettacolo di Garinei& Giovannini con Giggione.
E dal minuto 23:40 potrete ascoltare la canzone cantata da Romolo-Proietti per celebrare la nascita di Roma.
venerdì 10 aprile 2015
Luna? Sì, ci siamo andati!
C'è un libro decisamente molto interessante che consiglio di leggere a tutti ma soprattutto ai "complottisti" che credono che sulla luna non ci siamo mai andati.
Sì, so che i complottisti non lo leggeranno questo libro ma io ci provo lo stesso.
E' scritto da Paolo Attivissimo, che molti di voi conosceranno. Giornalista, blogger (Il suo blog è "Il Disinformatico" e trovate il link nella barra de "I blog che seguo" in basso a sinistra) e cacciatore di bufale, come lui stesso si definisce.
Tutte le info sul libro le trovate qui. Potete trovarlo in versione cartacea ed in versione epub per e-book reader. Ma la cosa bellissima è che lo potete scaricare anche gratuitamente in pdf, qui.
Buona lettura...e sì, sulla Luna ci siamo andati! :)
mercoledì 8 aprile 2015
"The Golden Boy" - Freddie Mercury & Montserrat Caballè. Una perla.
Io adoro i Queen. Follemente.
O meglio. Adoro Freddie Mercury. Follemente.
Per i fan non sarà niente di nuovo ma per chi li conosce "superficialmente", mi sento in dovere di condividere questa perla di canzone, qui cantata sotto la fontana Magica di Barcellona.
sabato 4 aprile 2015
"La straordinaria invenzione di Hugo Cabret": quando il film supera il libro.
Avete presente quella sensazione meravigliosa di quando vi mettono davanti agli occhi un sogno?
Non capita spesso..anzi, è sempre più raro.
Eppure Scorsese, un pò fuori dai suoi soliti panni, ci riesce. Così. Prende una cinepresa, prende degli attori bravi e li rende personaggi eterei, fiabeschi. Sullo sfondo c'è Parigi che aiuta.
Ma non basterebbe da sola.
Gli orologi, protagonisti insoliti, non sembrano scandire il tempo. Per una volta non sono nemici. Sono semplicemente lì a guardare e a sottolineare che per quanto il loro tic-tac non possa fermarsi, possiamo essere in grado di vivere più secondi in un secondo.
La storia di Hugo è questo. Sembra essere vissuta tutta in un istante. Tra personaggi completi, ognuno con una bontà di fondo che non è retorica, non è perbenismo..è semplicemente il sorriso che ognuno di noi nasconde dietro delle sofferenze e delle paure. Un sorriso che tutti riescono a tirare fuori, alla fine. Perché il lieto fine ogni tanto fa bene all'anima.
E poi, in tutto questo, c'è il cinema. Il cinema che prima entra di soppiatto e poi, quando meno te lo aspetti, diventa protagonista nella sua forma più intima e nascosta, facendoti vivere una favola nella favola.
A questo punto non potevo farne a meno.
La storia di Hugo è questo. Sembra essere vissuta tutta in un istante. Tra personaggi completi, ognuno con una bontà di fondo che non è retorica, non è perbenismo..è semplicemente il sorriso che ognuno di noi nasconde dietro delle sofferenze e delle paure. Un sorriso che tutti riescono a tirare fuori, alla fine. Perché il lieto fine ogni tanto fa bene all'anima.
E poi, in tutto questo, c'è il cinema. Il cinema che prima entra di soppiatto e poi, quando meno te lo aspetti, diventa protagonista nella sua forma più intima e nascosta, facendoti vivere una favola nella favola.
A questo punto non potevo farne a meno.
Dovevo avere tra le mani il libro da cui tutta questa magia è uscita fuori.
E devo dire che già dall'esterno è qualcosa di speciale.
I bordi delle pagine non sono bianchi...sono neri. Allora incuriosita ho sfogliato rapidamente le pagine e quello che è apparso davanti ai miei occhi è stato un susseguirsi di immagini disegnate e pagine di testo incorniciate dalla classica cornice nera dei primi film, avete presente?
Magia. Pura. Anche solo sfogliandolo.
Brian Selznick, l'autore, ha avuto un'idea secondo me brillante. Ora, non so se qualcun'altro l'avesse avuta prima ma io l'ho scoperta con lui.
Leggere un libro è straordinario. Ma leggerlo non solo tramite il testo, ma tramite le immagini, è un'altra cosa. E attenzione. Non sto parlando di illustrazioni che danno forma ad una parte della storia. Sto parlando di illustrazioni che prendono il posto del testo e che diventano fotogrammi di un film. Con tanto di zoom e inquadrature particolari per aumentare la suspance. Il cinema in un libro.
Fantastico. Nonostante questo, però, ho chiuso il libro con una punta di amarezza.
I personaggi di Selznick non sono così caratterizzati. Molti restano fumosi e, soprattutto, in molti non esce fuori quel sorriso di cui parlavo. I rapporti tra loro non sono così forti come nel film e la sensazione che si ha alla fine, è di serenità sì, ma quella serenità un pò amara e non completa.
Non adatta ad una favola vera, che ti racconta quanto la vita possa essere lunga se solo imparassimo a riempirla in ogni attimo.
Una delle poche volte in cui un regista cinematografico riesce a prendere una storia e a renderla più piena di quella originale, ma piena nel vero senso della parola.
Brian Selznick, l'autore, ha avuto un'idea secondo me brillante. Ora, non so se qualcun'altro l'avesse avuta prima ma io l'ho scoperta con lui.
Leggere un libro è straordinario. Ma leggerlo non solo tramite il testo, ma tramite le immagini, è un'altra cosa. E attenzione. Non sto parlando di illustrazioni che danno forma ad una parte della storia. Sto parlando di illustrazioni che prendono il posto del testo e che diventano fotogrammi di un film. Con tanto di zoom e inquadrature particolari per aumentare la suspance. Il cinema in un libro.
Fantastico. Nonostante questo, però, ho chiuso il libro con una punta di amarezza.
I personaggi di Selznick non sono così caratterizzati. Molti restano fumosi e, soprattutto, in molti non esce fuori quel sorriso di cui parlavo. I rapporti tra loro non sono così forti come nel film e la sensazione che si ha alla fine, è di serenità sì, ma quella serenità un pò amara e non completa.
Non adatta ad una favola vera, che ti racconta quanto la vita possa essere lunga se solo imparassimo a riempirla in ogni attimo.
Una delle poche volte in cui un regista cinematografico riesce a prendere una storia e a renderla più piena di quella originale, ma piena nel vero senso della parola.
giovedì 5 marzo 2015
Dentro Van Gogh grazie alle sue opere
A Firenze, nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte, nascosta tra i vicoletti vicino Ponte Vecchio, potete assistere fino al 12 Aprile ad una mostra su Van Gogh ma del tutto particolare.
Vi avviso che non ci saranno i suoi quadri veri esposti (per quelli andate nel più bel museo del mondo a lui dedicato che è quello di Amsterdam) ma sarete voi ad essere esposti ad i suoi quadri e a lui.
Appena entrati, mi raccomando di non saltare la prima parte scritta della mostra, in cui si racconta la vita del pittore..Solitamente è noioso leggere tutti quei pannelli, lo so anche io, ma per questa mostra sono fondamentali.
Già mentre leggerete infatti, sentirete arrivare della musica dalla navata della chiesa e quando vi sbucherete all'interno, vista ed udito andranno in visibilio.
Proiettate intorno a voi infatti, con un'altissima risoluzione, ci sono le opere dell'artista..o meglio c'è proiettata l'anima delle opere dell'artista. A volte un'opera sola, divisa in vari pezzi, focalizzando una volta un dettaglio, una volta un altro, una volta il colore, una volta l'insieme. Altre, tante opere insieme, molte animate come se riuscissimo a vedere cosa l'artista stava pensando e sentendo in quel momento. Tutto questo ha una logica ed un filo temporale che vi verranno spiegata nella prima parte della mostra di cui sopra.
Ogni fase della vita dell'artista è accompagnata da una melodia classica appropriata e meravigliosa che ovviamente vi fa immergere in un mondo che non è più quello reale ma è qualcosa che va al di là.
E poi c'è una frase od un pensiero di Van Gogh stesso, che aveva lasciato scritto su diari e lettere.
Insomma, che dire. Ovviamente non c'è l'emozione di sapere che l'opera che stiamo vedendo è proprio quella su cui lui aveva posto il pennello ma siamo forse più arricchiti.
E' una delle rare volte, infatti, che esco da una mostra con la sensazione di conoscere di più l'artista, di sapere forse quali tormenti o gioie ha avuto ed il perché ha effettivamente dipinto un certo quadro.
Poi magari l'idea che me ne sono fatta è sbagliata ma lo scopo della mostra secondo me è raggiunto.
Dietro qualcosa di bello, come un dipinto, una scultura, un libro, un film, una teoria scientifica ci sono tanti uomini e tante donne che varrebbe davvero la pena di conoscere..o di evitare :)...ma vale davvero la pena sapere!
Tutte le info le trovate qui.
Vi avviso che non ci saranno i suoi quadri veri esposti (per quelli andate nel più bel museo del mondo a lui dedicato che è quello di Amsterdam) ma sarete voi ad essere esposti ad i suoi quadri e a lui.
Appena entrati, mi raccomando di non saltare la prima parte scritta della mostra, in cui si racconta la vita del pittore..Solitamente è noioso leggere tutti quei pannelli, lo so anche io, ma per questa mostra sono fondamentali.
Già mentre leggerete infatti, sentirete arrivare della musica dalla navata della chiesa e quando vi sbucherete all'interno, vista ed udito andranno in visibilio.
Proiettate intorno a voi infatti, con un'altissima risoluzione, ci sono le opere dell'artista..o meglio c'è proiettata l'anima delle opere dell'artista. A volte un'opera sola, divisa in vari pezzi, focalizzando una volta un dettaglio, una volta un altro, una volta il colore, una volta l'insieme. Altre, tante opere insieme, molte animate come se riuscissimo a vedere cosa l'artista stava pensando e sentendo in quel momento. Tutto questo ha una logica ed un filo temporale che vi verranno spiegata nella prima parte della mostra di cui sopra.
Ogni fase della vita dell'artista è accompagnata da una melodia classica appropriata e meravigliosa che ovviamente vi fa immergere in un mondo che non è più quello reale ma è qualcosa che va al di là.
E poi c'è una frase od un pensiero di Van Gogh stesso, che aveva lasciato scritto su diari e lettere.
Insomma, che dire. Ovviamente non c'è l'emozione di sapere che l'opera che stiamo vedendo è proprio quella su cui lui aveva posto il pennello ma siamo forse più arricchiti.
E' una delle rare volte, infatti, che esco da una mostra con la sensazione di conoscere di più l'artista, di sapere forse quali tormenti o gioie ha avuto ed il perché ha effettivamente dipinto un certo quadro.
Poi magari l'idea che me ne sono fatta è sbagliata ma lo scopo della mostra secondo me è raggiunto.
Dietro qualcosa di bello, come un dipinto, una scultura, un libro, un film, una teoria scientifica ci sono tanti uomini e tante donne che varrebbe davvero la pena di conoscere..o di evitare :)...ma vale davvero la pena sapere!
Tutte le info le trovate qui.
lunedì 3 novembre 2014
Il foro di Augusto 2000 anni dopo..e Roma stupisce ancora e ancora e ancora.
Dopo un'assenza non proprio cortissima dal blog, voglio riprendere a scrivere parlando di uno dei miei argomenti preferiti: Roma.
Il modo in cui la mia città continua a stupirmi dopo 29 anni è pazzesco.
Quest'anno, il sindaco Marino ha dato il via ad un' iniziativa che porta la firma di Piero Angelo e Paco Lanciano che purtroppo si è chiusa il 2 novembre ma che mi auguro si ripeterà ogni anno.
Anzi, vi chiedo scusa per il post tardivo che probabilmente farà "rosicare" i molti di voi che non sono andati perché non informati.
Passeggiando per via dei Fori Imperiali, da Piazza Venezia verso il Colosseo, avrete notato da qualche mese la presenza di alcune "tribune" provvisorie affacciate sul Foro di Augusto, il secondo foro che incontrate alla vostra sinistra dopo quello di Traiano.
Ci si accede dalla Via Alessandrina, riaperta da poco più di un anno, che scorre quasi parallela a via dei Fori, dalla Colonna di Traiano fino alla fine dei fori di Agusto.
Da quelle tribune, dal 22 aprile al 2 novembre di quest'anno, ogni sera in tre orari differenti, si è assistito ad uno spettacolo straordinario.
Muniti di cuffie, la voce di Piero Angela vi accompagna in 40-45 minuti di pura magia.
Come in una puntata di SuperQuark, vi racconterà la storia di questo Foro bellissimo e dell'imperatore che lo volle ma quello che lui racconta si materializzerà davanti ai vostri occhi.
Le luci evidenzieranno via via le parti del Foro di cui si parla, proiettando ingrandimenti di dettagli che non si potrebbero altrimenti vedere. E non solo. Una fedele riproduzione a colori di come doveva essere quel posto straordinario ai tempi di Augusto verrà proiettata in corrispondenza dei resti della stessa. Come d'incanto, edicole, statue, colonne, altari, marmi colorati e fontane rivivono di nuovo intorno a voi, lasciandovi letteralmente senza fiato.
Un'iniziativa meravigliosa che ha fatto il tutto esaurito. Un nuovo modo di raccontare la storia della città Eterna facendocela praticamente vivere. Questa è all'interno di un progetto più ampio di valorizzazione dei Fori e la mia speranza è che venga ripetuta per il Foro di Augusto e creata per altri straordinari pezzi di Roma.
lunedì 16 settembre 2013
"DEREGULATAE"- Progetto Lodomaccanto Band
Dal 5 aprile 2013 il Teatro Tor Bella Monaca ha trovato nuova vita con la direzione artistica di Alessandro Benvenuti.Tra pochissimo uscirà il cartellone della stagione 2013-2014 ma nel frattempo questo week-end è andato in scena il primo esilarante spettacolo:
DEREGULATAE della compagnia Progetto Lodomaccanto Band.
Io ho avuto il piacere di conoscere la bravura di questi quattro artisti (che vado a presentarvi di seguito) in una rassegna teatrale lo scorso anno.
Loro sono:
- Daniele Fabbri: voce, testi e regia
- Stefano Usai: chitarra, musiche, arrangiamenti e voce
- Gabriele Ginnetti: batteria
- Diego De Paolo: basso
Già soltanto lo sviluppo che ha avuto lo spettacolo dal cambiamento di contesto (da rassegna estiva a vero e proprio teatro) è da premiare: la creazione di una linea guida, i delicati omaggi al signor G (quest'anno è il decennale della sua morte).
Ma andiamo per ordine.
Il genere è proprio quello di Gaber, il teatro canzone. Un genere che potrebbe sembrare "facile" perché aiutato dalla musica, dal ritmo, dalle canzoni.
Mai opinione può essere più sbagliata.
Tenere uno spettacolo del genere per un'ora e mezza, alternando ed intrecciando puri monologhi teatrali a canzoni teatrali, senza scendere nel banale, senza mai far calare l'attenzione, senza mai far percepire il palco "vuoto" è una vera e propria impresa.
Dal mio punto di vista, i Progetto Lodomaccanto l'hanno resa possibile come sapeva fare solo un signor G.
Le idee e gli spunti sono geniali. L'attualità è il tema fondamentale della loro messa in scena, in tutto e per tutto, ma la raccontano in un modo del tutto originale e con una signora Musica.
La canzone cantata dalla pecora triste (che non riesce a saltare la staccionata nella testa del bambino che conta le pecore), e che poi scipriremo essere Dolly, ironicamente e amaramente descrive la società di pecoroni quali siamo affermando che, puoi anche essere una Dolly per un pò, ma sempre pecora rimani.
Poi c'è la canzone che descrive il ruolo dominante della pubblicità all'interno della televisione, il tutto non tanto tramite le parole quanto all'utilizzo estremamente studiato e raffinato della musica.
Per non parlare della geniale trovata di cantare "C'era una casa molto carina" in stile hard-rock con tanto di occhiali da sole..con nel finale, rottura della chitarra giocattolo da parte del batterista.
O ancora la canzone di Branduardi "Per fare un tavolo" stravolta per farla diventare "Per fare tutto ci vogliono i soldi" e fermarsi definitivamente alla strofa "Per fare i soldi..".
Nella canzone che descrive il calvario quotidiano che ognuno di noi deve affrontare per andare in ospedale, l' ironia è amaramente reale e, non vorrei sbagliarmi, ma c'è uno spunto da "i 7 re di Roma" di L.Magni con Gigi Proietti (ipotesi non verificata per ora).
L'ultimo pezzo (portato in scena dagli artisti solo nelle ultime due delle tre serate) sfata il mito dell'uomo aggiustatutto.
I due pezzi di Gaber, " La strana famiglia " (duo originale, Fabbri-Usai) riadattata ai nostri tempi e "Io non mi sento Italiano", sono stati elaborati in modo delicato ed eccezionale.
I monologhi, come quello su Lo Scrupolo (considerata una malattia) o quello sul ruolo del buco del c__o, o i duetti Fabbri-Usai, come quello dei due amici che si incontrano e parlano in termini di "te lo ricordi coso", "lì dove sta la cosa" ecc, sono semplici e ricchissimi allo stesso tempo.
Grazie anche alla bravura degli artisti sul palco. Daniele Fabbri e Stefano Usai sono l'attore e la spalla e sono un duo eccezionale. Mimica facciale, presenza di scena, complicità perfetta. I ritmi sono quelli giusti, come lo sono i movimenti sul palco o le loro espressioni. Gabriele Giannetti e Diego De Paolo, oltre ad essere due musicisti bravissimi (come d'altronde Usai alla chitarra), riempiono l'altra metà del palco, con piccoli ma fondamentali interventi di interazione con il duo e costante presenza scenica.
Insomma, per concludere, questi quattro ragazzi hanno fatto qualcosa di veramente complesso e l'hanno reso di una linearità e di una semplicità disarmanti.
La loro bravura è reale ed ora come ora, non è così banale.
PS. Un grandissimo applauso all'invincibile macchina dietro tutto ciò, Marco Consiglio
domenica 1 settembre 2013
Roma mia si sveglia
Via del Muro Torto vuota.
Un silenzio surreale
che, una volta messo il piede
oltre la porta,
viene interrotto solo dallo scroscio dell'acqua
che ti segue fino a su,
dove dal bianco marmoreo della Terrazza
vedi Roma che si colora di rosa.
Solo tu e lei.
Mentre il sole nel frattempo,
da dietro gli alberi fa capoccella
e con un abbraccio che pare eterno
prende te e lei in una volta.
Martina
Un silenzio surreale
che, una volta messo il piede
oltre la porta,
viene interrotto solo dallo scroscio dell'acqua
che ti segue fino a su,
dove dal bianco marmoreo della Terrazza
vedi Roma che si colora di rosa.
Solo tu e lei.
Mentre il sole nel frattempo,
da dietro gli alberi fa capoccella
e con un abbraccio che pare eterno
prende te e lei in una volta.
Martina
giovedì 25 luglio 2013
mercoledì 17 luglio 2013
Roma mi ha ispirato non poco..versi e versi
E 'nsomma,
nun te poi distrae 'n attimo
chè nun c'hai er tempo.
Te giri a destra
e appare S.Gregorio,
te giri a sinistra
ed ecco SS Giovanni e Paolo.
E ancora, San Paolo della Croce
e ancora, 'a Navicella.
E quanno pensi de respirà 'nattimo,
er Colosseo laggiù
te ricorda che a Roma,
er respiro tuo
è Roma stessa.
Martina
C'è 'n punto a Roma
popo 'n mezzo a via de' Fori
do' te sembra d'abbraccialla tutta.
Nun ve so' spiegà,
dovete prova' pe' riuscì a capì.
Metteteve ar centro
chiudete l'occhi
allargate 'e braccia
e all'improviso
'na scarica elettrica ve' penetra.
Li Fori, li Fercati, er Colosseo,
l' Artare, li sanpietrini, 'a gente,
li bambini, 'e bici, er sole,
e perfino Marc'Aurelio e er Tevere.
Tutto, e sto a dì, tutto
v'entra dentro
e nun ve lascia più.
Martina
Co li occhi già pieni de te
cerco ancora de cojete tutta
Roma mia.
Da sta Terazza sur Pincio,
da cui pare che er cielo stesso
se chini di fronte a te.
Martina
domenica 7 luglio 2013
Roma
Che poi è 'n attimo.
Stai fermo pe' 'n pò ar semaforo
co' l'Aventino sopra
e er Circo Massimo sotto
e già così potresti mori' contento.
Ma poi er semaforo scatta.
Davanti a te se staja
'na sfilata de sanpietrini
e buttanno 'o sguardo 'n pò più 'n là
l'arco de Costantino t'avverte.
T'avverte che da lì a quarche metro
er fiato te se smorza 'n gola.
Perché de soppiatto,
coperto 'n parte da la strada,
appare d'improvviso er Colosseo.
E tu, co li occhi sgranati,
je giri attorno
come a scoprillo piano piano.
Ed ecco è proprio lì, in quer momento
che Roma te sussurra l'eterno in uno sguardo.
Martina
Stai fermo pe' 'n pò ar semaforo
co' l'Aventino sopra
e er Circo Massimo sotto
e già così potresti mori' contento.
Ma poi er semaforo scatta.
Davanti a te se staja
'na sfilata de sanpietrini
e buttanno 'o sguardo 'n pò più 'n là
l'arco de Costantino t'avverte.
T'avverte che da lì a quarche metro
er fiato te se smorza 'n gola.
Perché de soppiatto,
coperto 'n parte da la strada,
appare d'improvviso er Colosseo.
E tu, co li occhi sgranati,
je giri attorno
come a scoprillo piano piano.
Ed ecco è proprio lì, in quer momento
che Roma te sussurra l'eterno in uno sguardo.
Martina
sabato 6 luglio 2013
Tutto Baricco. Le frasi più belle dei suoi libri. 1-Castelli di Rabbia
Inizio questa rubrica ovviamente perché amo Baricco ma la inizio soprattutto per chi non lo apprezza. A me lui non piace come persona ed infatti cerco di vederlo il meno possibile in tv e di ascoltarlo il meno possibile.
Però, basta aprire un suo libro per piombare in un mondo parallelo..per quanto mi riguarda è come se vedessi scritti i miei pensieri e le immagini che il mio cervello spesso mi da. Certo, è soggettiva come cosa ma anche chi magari non ha quel modo di pitturare il mondo, non può non perdersi nella musicalità e nel cullare delle sue parole. C'è chi lo accusa di scrivere con pura tecnica..beh, forse sarà anche così..però non è importante quello che prova lui l'attimo che scrive..è importante quello che suscita in voi quando lo leggete.
Ecco. Vorrei soltanto dirvi di leggere questi pezzi presi sparsi dai suoi libri e poi darmi le vostre impressioni.
Il libro di oggi è il suo primo libro: "Castelli di Rabbia"
"Voi non venite qui a cantare una nota qualunque. Voi venite qui a cantare la vostra nota. Non è una cosa da niente: è una cosa bellissima. Avere una nota, dico: una nota tutta per sè. Riconoscerla, fra mille, e portarsela dietro, dentro, e addosso. Potete anche non crederci, mai io vi dico che lei respira quando voi respirate, vi aspetta quando dormite, vi segue dovunque andiate e giuro non vi mollerà fino a che non vi deciderete a crepare, e allora creperà con voi. (...) Uno ha una nota, che è solo sua, e se la lascia marcire dentro...no..statemi a sentire..anche se la vita fa un rumore d'inferno affilatevi le orecchie fino a quando arriverete a sentirla e allora tenetevela stretta, non lasciatela scappare più."
"Incominciava a diventare vecchio, suonava mille strumenti, ne aveva inventati altrettanti, aveva la testa che frullava di suoni infiniti, sapeva vedere il suono, che non è la stessa cosa di sentirlo, sapeva di che colore erano i rumori, uno per uno, sentiva suonare anche un sasso immobile- ma una sua nota, lui, non l'aveva. Non era una storia semplice. Aveva troppe note dentro per trovare la sua. E' difficile da spiegare. Era così, e basta. Se l'era ingoiata l'infinito, quella nota, come il mare può ingoiarsi una lacrima."
"La vita faceva una mossa: e la meraviglia si impadroniva di lui. Il risultato era che del mondo aveva una percezione, per così dire, intermittente. Una sequela di immagini fisse-meravigliose-e mozziconi di cose perdute, cancellate, mai arrivate fino ai suoi occhi. Una percezione sincopata. Gli altri percepivano il divenire. Lui collezionava immagini che erano e basta. "
"Tu non sei come gli altri, tu fai delle cose, tante cose, e ne immagini ancora delle altre ed è come se non ti bastasse una vita sola per farcele stare tutte. Io non so..a me la vita sembrava già così difficile...sembrava già un'impresa viverla e basta. Ma tu...tu sembra che devi vincerla, la vita, come se fosse una sfida...sembra che devi stravincerla..una cosa del genere. Una roba strana. E' un pò come fare tante bocce di cristallo...e grandi..prima o poi te ne scoppia qualcuna..e a te chissà quante ne sono già scoppiate, e quante te ne scoppieranno......Però....(...) Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato...e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita. Non sono quelli gli errori...quella è vita...e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca..(...)E allora tu non smettere mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo...sono belle (...)...ci si vede dentro tanta di quella roba...è una cosa che ti mette l'allegria addosso..non smetterla mai...e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a modo suo...meravigliosa vita."
"Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse, proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso.
Non so come fartelo capire. Qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E' bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? Eè proprio obbligatorio essere eccezionali?
Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie soprascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. Ed io sono uno di quelli.
Si guardava sempre l'infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è 'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici."
"(..)Avevi ragione tu: non siamo morti. non è possibile morire vicino a te.(...) Adesso sono io che vado lontano. E non sarà vicino a te che morirò. Addio, mio piccolo signore, che sognavi i treni e sapevi dov'era l'infinito. Tutto quel che c'era io l'ho visto, guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E' una cosa che non riuscirò a spiegare mai a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello. (..) Non pensarmi mai, se non ridendo. Addio."
Però, basta aprire un suo libro per piombare in un mondo parallelo..per quanto mi riguarda è come se vedessi scritti i miei pensieri e le immagini che il mio cervello spesso mi da. Certo, è soggettiva come cosa ma anche chi magari non ha quel modo di pitturare il mondo, non può non perdersi nella musicalità e nel cullare delle sue parole. C'è chi lo accusa di scrivere con pura tecnica..beh, forse sarà anche così..però non è importante quello che prova lui l'attimo che scrive..è importante quello che suscita in voi quando lo leggete.
Ecco. Vorrei soltanto dirvi di leggere questi pezzi presi sparsi dai suoi libri e poi darmi le vostre impressioni.
Il libro di oggi è il suo primo libro: "Castelli di Rabbia"
"Voi non venite qui a cantare una nota qualunque. Voi venite qui a cantare la vostra nota. Non è una cosa da niente: è una cosa bellissima. Avere una nota, dico: una nota tutta per sè. Riconoscerla, fra mille, e portarsela dietro, dentro, e addosso. Potete anche non crederci, mai io vi dico che lei respira quando voi respirate, vi aspetta quando dormite, vi segue dovunque andiate e giuro non vi mollerà fino a che non vi deciderete a crepare, e allora creperà con voi. (...) Uno ha una nota, che è solo sua, e se la lascia marcire dentro...no..statemi a sentire..anche se la vita fa un rumore d'inferno affilatevi le orecchie fino a quando arriverete a sentirla e allora tenetevela stretta, non lasciatela scappare più."
"Incominciava a diventare vecchio, suonava mille strumenti, ne aveva inventati altrettanti, aveva la testa che frullava di suoni infiniti, sapeva vedere il suono, che non è la stessa cosa di sentirlo, sapeva di che colore erano i rumori, uno per uno, sentiva suonare anche un sasso immobile- ma una sua nota, lui, non l'aveva. Non era una storia semplice. Aveva troppe note dentro per trovare la sua. E' difficile da spiegare. Era così, e basta. Se l'era ingoiata l'infinito, quella nota, come il mare può ingoiarsi una lacrima."
"La vita faceva una mossa: e la meraviglia si impadroniva di lui. Il risultato era che del mondo aveva una percezione, per così dire, intermittente. Una sequela di immagini fisse-meravigliose-e mozziconi di cose perdute, cancellate, mai arrivate fino ai suoi occhi. Una percezione sincopata. Gli altri percepivano il divenire. Lui collezionava immagini che erano e basta. "
"Tu non sei come gli altri, tu fai delle cose, tante cose, e ne immagini ancora delle altre ed è come se non ti bastasse una vita sola per farcele stare tutte. Io non so..a me la vita sembrava già così difficile...sembrava già un'impresa viverla e basta. Ma tu...tu sembra che devi vincerla, la vita, come se fosse una sfida...sembra che devi stravincerla..una cosa del genere. Una roba strana. E' un pò come fare tante bocce di cristallo...e grandi..prima o poi te ne scoppia qualcuna..e a te chissà quante ne sono già scoppiate, e quante te ne scoppieranno......Però....(...) Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato...e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita. Non sono quelli gli errori...quella è vita...e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca..(...)E allora tu non smettere mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo...sono belle (...)...ci si vede dentro tanta di quella roba...è una cosa che ti mette l'allegria addosso..non smetterla mai...e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a modo suo...meravigliosa vita."
"Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse, proprio per questo, io ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso.
Non so come fartelo capire. Qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E' bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? Eè proprio obbligatorio essere eccezionali?
Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie soprascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. Ed io sono uno di quelli.
Si guardava sempre l'infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è 'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici."
"(..)Avevi ragione tu: non siamo morti. non è possibile morire vicino a te.(...) Adesso sono io che vado lontano. E non sarà vicino a te che morirò. Addio, mio piccolo signore, che sognavi i treni e sapevi dov'era l'infinito. Tutto quel che c'era io l'ho visto, guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E' una cosa che non riuscirò a spiegare mai a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello. (..) Non pensarmi mai, se non ridendo. Addio."
mercoledì 29 maggio 2013
domenica 28 aprile 2013
"Crozza nel paese delle Meravigie" - Puntata 26 aprile 2013
Inizio col chiedervi scusa per le due puntate saltate.
Riuscirò prima o poi a vederle ed inserirle.
Intanto qui c'è il link per l'ultima, semplicemente esilarante!
- Dario Fo che annuncia il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio
- Ma chi minchia è Enrico Letta? E' stato la riserva di tutti!
- Le dichiarazioni precedenti di Letta: "Non per dire, ma sul curriculum c'è proprio scritto "Parlamentare del PD" "
- La gran figura di Berlusconi in America.
- Chi è contro il PD, è fuori dal partito."- Noi guardiamo il PD come gli scienziati guardano un ghiacciaio: guardano quanto si ritira aspettando che si sciolga del tutto
- Napolitano che se ne va verso Capri..ma nel frattempo alla radio ascolta la sua rielezione
- Napolitano che decide di dare l'incarico a Letta
- Mappets!!
- Briatore ed il passaggio del Billionair
Puntata 26/04/2013
Riuscirò prima o poi a vederle ed inserirle.
Intanto qui c'è il link per l'ultima, semplicemente esilarante!
- Dario Fo che annuncia il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio
- Ma chi minchia è Enrico Letta? E' stato la riserva di tutti!
- Le dichiarazioni precedenti di Letta: "Non per dire, ma sul curriculum c'è proprio scritto "Parlamentare del PD" "
- La gran figura di Berlusconi in America.
- Chi è contro il PD, è fuori dal partito."- Noi guardiamo il PD come gli scienziati guardano un ghiacciaio: guardano quanto si ritira aspettando che si sciolga del tutto
- Napolitano che se ne va verso Capri..ma nel frattempo alla radio ascolta la sua rielezione
- Napolitano che decide di dare l'incarico a Letta
- Mappets!!
- Briatore ed il passaggio del Billionair
Puntata 26/04/2013
domenica 14 aprile 2013
"Crozza nel paese delle meraviglie" - Puntata 12 aprile 2013
Sempre più geniale!
- "Ma non governeremo mai!"- Duetto musicale Bersani e Berlusconi
- " Osservare la politica italiana è interessante come guardare il cestello della lavatrice" - Incontro B&B
- Brunetta
- I grillini e le quirinarie
- "Aveva ragione Berlusconi quando diceva che lo spread è solo una grande bufala...Vi ha fatto paura?"
- Ingroia come presidente: "Ma non era in pianura"
- Napolitano e le relazioni dei saggi con una splendida imitazione di Cocciante
- Roma e la voglia di lavorare
- Muppets sempre più belli: Bossi e Maroni
- Il sesso nelle pubblicità
- E per finire...un'imitazione esilarante di Banderas nella pubblicità!
Puntata 12-04-2013
- "Ma non governeremo mai!"- Duetto musicale Bersani e Berlusconi
- " Osservare la politica italiana è interessante come guardare il cestello della lavatrice" - Incontro B&B
- Brunetta
- I grillini e le quirinarie
- "Aveva ragione Berlusconi quando diceva che lo spread è solo una grande bufala...Vi ha fatto paura?"
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- Roma e la voglia di lavorare
- Muppets sempre più belli: Bossi e Maroni
- Il sesso nelle pubblicità
- E per finire...un'imitazione esilarante di Banderas nella pubblicità!
Puntata 12-04-2013
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