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venerdì 18 luglio 2014

"La mafia uccide solo d'estate" e "Ultimo domicilio: Sconosciuto" : cinema e teatro contro la mafia.

Nel 2014, parlare e raccontare la mafia in modo originale non è banale.
Non è banale perché si scade nella retorica e nel buonismo senza inviare alla fine il messaggio che si dovrebbe.
Quest'anno ho avuto il piacere di assistere a due eventi in cui, però, il messaggio è chiaro e forte.
Voglio sottolineare che i due eventi di cui parlo sono stati organizzati da "LIBERA" , associazione contro le mafie, accompagnati dalla vendita di prodotti provenienti dalle terre confiscate alle mafie.
Il primo evento di cui parlo è lo spettacolo teatrale "Ultimo Domicilio: Sconosciuto" ideato e scritto da Fiamma Negri e Giusi Salis, entrambe molto attive all'interno di LIBERA.  Lo spettacolo si basa sulla storia di Rossella Casini, una ragazza fiorentina vittima della mafia, colpevole solo di aver provato a tirar fuori da quel mondo il proprio ragazzo. Qui trovate il trailer dello spettacolo.
Fiamma Negri, con il sostegno di Marino Sanchi,  unici attori, riesce a raccontare la mafia dal punto di vista di questa ragazza, rappresentante di tante altre donne che hanno lottato come lei. E lo fa con una dolcezza ed un'ironia disarmanti, proprio perché racconta i pensieri di questa donna, man mano che le cose accadono, man mano che lei si rende conto di quale sia la realtà che circonda il ragazzo di cui è innamorata, la realtà che l'ha ingoiata a sua insaputa, inizialmente, e con consapevolezza poi.
Sulla scena soltanto una sedia e degli scatoloni, che vengono utilizzati per creare un tavolo, per esempio, od un ambiente, tramite dei disegni. E due musicisti che accompagnano magistralmente questa storia. Non c'è retorica, non c'è buonismo. C'è la realtà in scena. Ci sono i sentimenti di una donna che non vuole credere a quello che vede ma che quando ci crede, vuole agire, vuole parlare..e per questo viene messa a tacere. Rossella Casini non è più tornata a Firenze. Molte altre donne vivono tuttora sotto protezione. Hanno cambiato nomi, città, casa, vita. Nel timore costante di essere messe a tacere. E quando il sipario si chiude, tu ne hai consapevolezza, perché quello che ti resta in mente è il sorriso pieno di vita di quelle donne, che Fiamma Negri sottolinea sottovoce durante tutto lo spettacolo..e del modo silenzioso in cui è stato spento.
L'altro evento è stata una serata in cui è stato proiettato il film di PIF (Pierfrancesco Diliberto), "La mafia uccide solo d'estate".
Il film segue la vita di Arturo (interpretato da un bravissimo Alex Bisconti prima e da Pif poi ), un bambino che nasce in una famiglia passiva che vive in una Palermo passiva, in piena guerra di mafia, ed il suo amore mai dichiarato verso Flora (Ginevra Antona da bimba, Cristiana Capotondi da adulta).
Il film inizia in modo molto forte. Racconta in parallelo il concepimento di Arturo e la preparazione ed esecuzione dell'omicidio del boss Michele Cavataio da parte di Riina, Provenzano, Bagarella ed altri due uomini, vestiti da militari della Guardia di Finanza. Arturo cresce, col sogno di fare il giornalista ed il mito incosciente di Andreotti, mentre intorno a lui ci sono gli omicidi terribili compiuti dalla mafia, da Chinnici a Giuliano, da  Dalla Chiesa a La Torre, per finire con Falcone e Borsellino. Durante il film conosciamo molti di questi personaggi nella loro normalità, tramite Arturo. Giuliano gli offre un Iris in un bar, Chinnici lo pizzica nel suo corteggiamento a Flora, Dalla Chiesa viene intervistato da lui.  Persone che il giorno prima gli sorridono e che all'improvviso non possono più parlare. La presenza della mafia è costante, ma non in modo esplicito, non in modo cruento, ma sottile, viscido, tale da entrarti nelle ossa, esattamente com'è nella realtà. E si vive tramite le persone che la vivono giornalmente, all'inizio senza saperlo, come appunto Arturo, ma sempre più coscienti. E che restano confuse, sbalordite, dal sangue sparso sulle loro strade. Anche gli omicidi di Falcone e Borsellino vengono fatti vedere dal punto di vista di terzi, che si sono trovati per caso lì.

Il film racconta la crescita della consapevolezza dell'esistenza di questa macchina della morte in una città "muta" fino a quel momento, che raggiunge l'apice nelle immagini della gente che vuole partecipare ai funerali di Falcone e Borsellino, che piange e che urla contro lo stato. E termina raccontando in poche immagini l'unico modo per cambiare le cose. Un Arturo adulto che porta il bambino avuto da Flora in giro per Palermo, mostrandogli le targhe in ricordo di tutti quegli uomini morti perché hanno provato a lottare e far vincere la vita e la libertà.
Una frase su tutte: "I genitori hanno due compiti fondamentali. Il primo è quello di difendere il proprio figlio dalla malvagità del mondo. Il secondo è quello di aiutarlo a riconoscerla."
Una regia perfetta. Un messaggio forte e lacerante. E parlo sia del teatro che del cinema.
Perché ognuno deve provare a cambiare le cose nel proprio piccolo, coinvolgendo più teste possibili, soprattutto quelle giovani e piene di voglia di vivere e combattere.


sabato 9 febbraio 2013

"Django uncheined"..Tarantino vince col suo "spaghetti western".

!!ALLARME SPOILER!!
Quentin Tarantino ha voluto provare a riprodurre un film stile "Speghetti Western" Italiano...Tarantino ha creato un capolavoro.
Da dove vogliamo cominciare? Gli attori? Ok.
Jamie Foxx (Django) è bravo ma molto aiutato dal suo personaggio. Probabilmente qualcun'altro avrebbe fatto meglio (tant'è che il regista avrebbe voluto qualcun'altro inizialmente, quale Will Smith) ma non fa niente. Non fa niente se per tutto (o quasi) il film accanto a lui recita uno straordinario Christoph Waltz (il cacciatore di taglie King Schultz), sempre tedesco, come il terribile ed inquietantissimo nazista di "Bastardi senza Gloria", ma con un ruolo del tutto diverso. Stavolta è dalla parte dei giusti.  La sua capacità di trasformazione è ancora più evidente confrontando questi due suoi ruoli.  Gli sguardi, il tempismo, da buono come da cattivo è semplicemente eccezionale. La sua espressione subito dopo aver sparato a Calvin Candie che accompagna un innocente "Non ho resistito" è ineguagliabile.
Vogliamo parlare di Samuel Lee Jackson? Negro contro i negri, ha un ruolo subdolo e malvagio (e lo sarà anche la sua fine) che gestisce magistralmente. E poi, ciliegina sulla torta, Leonardo di Caprio (Candie). Uno dei più bei cattivi di sempre. Interpreta un negriero spietato e si trova di fronte a scene non esattamente delicate. Riesce a passare da una conversazione (sempre sul filo del rasoio, sempre piena di sottintesi) con i due protagonisti al far sbranare uno schiavo dai cani all'ordinare di strappare gli occhi ad un avversario sconfitto e lo fa senza esagerazioni, senza retorica, in modo semplice e naturale, esattamente come dovevano farlo gli schiavisti  schifosi nella realtà. Memorabile la sua conversazione con il maggiordomo nonché S.Lee Jackson.
Questi fenomeni della recitazione sono accompagnati da una fotogrofia strepitosa che va dal tipico paesaggio western allo scenario naturalistico ai ritratti umanissimi della gente, tutto senza lasciare niente fuori posto. Un'inquadratura per tutte, S.Lee Jackson attraverso le gambe di Django incatenato a testa ingiù.
La musica è come la fotografia, è un puzzle di citazioni e pezzi originali (prodotti alcuni dagli stessi attori). Passa dalla colonna sonora del vecchio west alla musica classica, da Ennio Morricone alla strepitosa voce di Elisa (su musica di Morricone), per poi finire con un omaggio a "Lo chiamavano Trinità", accompagnata dal calssico giro sul cavallo fatto da Jamie Foxx in onore di Terence Hill.
Regia e sceneggiatura sono perfetti. L'ironia terribile ed allo stesso tempo strepitosa di Tarantino è sempre lì. Dalla scena iniziale dove domina incontrastato Waltz, a quella del bar dove sempre Waltz architetta un piano per uccidere lo sceriffo, alle battute terribili di S.Lee Jackson. In assoluto però, la scena più esilarante è quella degli "incappucciati". Uno è lì che si aspetta già tutto quello che succederà, esaltato anche dalla musica splendida ("Dies Irae" dal Requiem di G.Verdi) che accompagna la discesa dalla collina di questi bianchi che vogliono vendicarsi del cacciatore di taglie e di Django..quando Tarantino ti fa partire una discussione demenziale sul come siano stati fatti male i buchi per gli occhi dei cappucci che terminerà con il marito della donna che li ha fatti che se ne va via offeso.  Mentre ti fa morire dalle risate, in 5 minuti ti mette di fronte all'idiozia pura che permeava (e permea tutt'ora a volte) la mente dei bianchi schiavisti e torturatori. Genio puro.
Lo schiavismo non viene affatto trattato con retorica, ma Tarantino mette il sangue che sì, è anche il suo solito sangue, ma in gran parte è quello vero che quelle persone versavano ogni giorno a causa di pazzi bianchi furiosi. La scena in cui Django uccide i suoi 3 vecchi padroni è un esempio per tutte: niente paroloni, niente fraseggi. Solo tanta rabbia. Seguita poi dallo sbranamento di uno schiavo da parte dei cani, o dalla lotta dei due schiavi (durante la quale Franco Nero fa il suo cameo) e via dicendo.
Molti sono usciti stizziti dal cinema per il finale. Sinceramente devo ancora capire bene il perché.
Per quanto mi riguarda, il film finisce quando Django se ne riaprte a cavallo dopo aver ucciso i suoi nuovi "quasi" padroni (in cui c'è il cameo di Tarantino con la sua morte molto Tarantiniana). tutto ciò che viene dopo è evidentemente un'appendice al film.
Il regista ha messo insieme tutti i film possibili ed immaginabili (suoi e di altri) e ha tirato fuori citazioni su citazioni all'interno di una scena "budella ovunque" (tanto per ribadireche il film è suo), concludendo con il già nominato omaggio a "Lo chiamavano Trinità". [Qui e qui potrete trovare un elenco delle tantissime citazioni all'interno del film (oltre a qualche curiosità). Tutto qui. Il fuinale del film c'era già stato, con questa scena Tarantino si è voluto soltanto divertire.

Insomma, il film è uno "spaghetti western" riuscitissimo (con tanto di scritte tipiche che appaiono randomicamente durante il film) condito dal realismo spietato e dall'atroce per quanto irresistibile ironia di un genio come Tarantino. Il tutto condito ed amalgamato da degli attori eccezionali e di bravura indiscutibile.


Genere:western
Regia: Quentin Tarantino
Anno:2013

Valutazione
Regia: 10
Trama: 8.5
Stile: 9.5
Attori: 9.5
Fotografia: 9
Contenuti: 9

mercoledì 16 gennaio 2013

"La miglior offerta" di G.Tornatore..stoccata vincente.

Forse perché sono innamorata de "La leggenda del pianista sull'oceano" ma nella prima parte de "La miglior offerta" ho rivisto molto del suddetto.
Virgil Oldman (Geoffry Rush) è un altro personaggio molto simile a Novecento anche se meno "romantico" se così si può dire.
Ma andiamo con ordine.
 

La trama in sè dal mio punto di vista non è tra le più originali ma Tornatore la rende tale. Un vecchio e solo e ricco antiquario, Virgil appunto, che ha dei grandi problemi con le donne all'improvviso viene coinvolto nella valutazione dei beni di una donna misteriosa che, a causa di una malattia, non vuole farsi vedere.
Già qui uno si aspetta che questa donna rimarrà misteriosa fino alla fine del film. Non è così, lui la spia e la vede. Ancora meglio, riesce a guarirla dalla sua malattia ed inizia una storia d'amore con lei.
A questo punto uno dice "Ah, vabbè, ammazza che tristezza.." perchè effettivamente le nostre aspettative vengono un pò tradite.
A questo punto già ci immaginiamoil finale: Virgil ha soltanto immaginato questa donna e ad un certo punto se ne renderà conto e tutto finirà così.
Parallelamente racconta la sua vita ad un ragazzo "aggiustatutto" che lo aiuta a mettere insieme pezzi del primo automa mai costruito, opera di Jacques de Vaucanson.
(il loro dialogo ricorda moltissimo quello tra Max ed il vecchio venditore di dischi de "La leggenda del pianista sull'Oceano" ma con un rapporto tra i due personaggi molto differente e le età invertite.) La storia prosegue e quando ormai ci siamo convinti di quel finale..lTornatore ci da una botta in testa e ci porta in una realtà cruda, più reale che mai e che non ti aspetti e lo fa tramite l'automa di de Vaucanson.
Goeffry Rush, dopo "La maledizione della prima luna" e "Il discorso del re" non si smentisce, la sua interpretazione è straordinaria!
Sguardi, movenze, pause, tutto perfetto.
Un pò meno convincenti sono gli altri attori, compresa Clare (Sylvia Hoeks), un pò deboluccia.
Per quanto riguarda regia e fotografia, niente da dire, Tornatore è Tornatore. Già soltanto le opere d'arte e le antichità che permeano tutto il film riempiono lo sguardo in ogni istante.
Persino la camera di Clare è all'interno di un'opera d'arte. La stanza segreta di Virgil, piena di ritratti autentici femminili che lo guardano mentre è seduto su una poltrona al centro, con i suoi inseparabili guanti, è un'opera d'arte essa stessa. Per non parlare dello splendido contrasto tra Virgil nei suoi completi eleganti e nel suo contegno, ed il negozio del ragazzo (Jim Sturgess)  pieno di marchingegni e ruggine o ancora della scena finale nel locale "Night and Day" di Praga, un quadro (per inciso, non credo che questo locale esista davvero o se esiste non penso sia a Praga. Se qualcuno ne sa qualcosa, ci renda partecipi per favore).
E poi l'impercettibile finestra su Roma o il bar di fronte la Villa che di nuovo crea una fortissima dissonanza.
Dulcis in fundo, la colonna sonoro è di Ennio Morricone.

Insomma,  Tornatore vi lascia l'amaro in bocca, nonostante pensate di esservi preparati. E lo fa dopo avervi riempito del piacevole odore dell'arte.
 
Genere:drammatico
Regia: Giuseppe Tornatore
Anno:2012

Valutazione
Regia: 9
Trama: 8
Stile: 9
Attori: 8
Fotografia: 9
Contenuti: 8

venerdì 12 ottobre 2012

Aladdin, le varie versioni di "A friend like me"

E' nato tutto a Disneyland Paris, quando per la prima volta ho realizzato con orrore che la canzone "Un amico come me" cantata dal genio in Aladdin è cantata in lingue diverse dall'italiano e non da Gigi Proietti!
Di seguito trovate  diverse versioni della canzone: inglese, francese, tedesca, spagnola ed italiana.


Piccola curiosità: nel punto in cui il genio esce dalla sua stessa bocca, nella versione italiana dice poco dopo "Roma".
Invece dice "Moma" in americano, "Paris" in francese, "Moma" di nuovo in tedesco (non hanno saputo cosa metterci), "Bomba" in spagnolo (????).


Lascio aperto il dibattito..il riscatto dei doppiatori italiani abbia inizio.


lunedì 2 aprile 2012

"Hysteria"..ed il vibratore diventa arte!

Sono partita un pò scettica, lo ammetto.
Quando si affronta un argomento come questo è facile cadere nella banalità o nella volgarità, nonostante si voglia raccontare un fatto reale.
Ed invece mi sono dovuta ricredere.
Tutto in questo film è estremamente delizioso. I personaggi, la fotografia, le scene.
La trama racconta la credenza per cui le donne affette da "hysteria"- cioè tutte quello che non obbedivano ai mariti o che pretendevano di avere un proprio ruolo nella vita quotidiana e nella società naturalmente- potessero essere curate tramite masturbazione. Ed esistevano medici specializzati in questa pratica. Da cui seguì l'invenzione del vibratore. 
Gli attori sono stati tutti bravissimi, a partire dall'ironicissimo Hugh Dancy (Dr. Granville), inventore dell'oggetto protagonista alla femminista Maggie Gyllenhaal (Charlotte Dalrymple). Per non parlare di personaggi secondari come la prostituta Molly (Sheridan Smith), che farà da cavia per il primo esemplare di vibratore, o l'eccezionale Rupert Everett (Lord Edmund St. John Smithe), amico del protagonista e adoratore del neonato telefono.

La regia è di una donna, Tanya Wexler. E soltanto una donna avrebbe potuto affrontare il piacere femminile con un'ironia ed una delicatezza così reali. Perché comunque gli uomini non hanno la più pallida idea di cosa sia il piacere per noi donne. Per loro è un mondo sconosciuto. 
Insomma, il film è assolutamente da vedere. Affronta un tema delicato con la naturalezza che richiede, e sottolinea quanto gli uomini siano veramente degli imbecilli spesso e riescano sempre a sottovalutare il comportamento e la personalità di una donna..
La sala d'aspetto del dottore sempre piena di signore, e la bellissima interpretazione delle comparse che le interpretano, bastano a ridicolizzare il dottore che per mestiere usa decisamente troppo la sua mano destra, sempre indolensita.
Strepitosa la scena in cui il Dr. Granville, Lord Edmund ed il mentore di Granville, Dr. Dalrymple (Jonhatan Pryce), provano su una paziente il vibratore per la prima volta. Non voglio raccontarla ma dico soltanto che c'è una splendida citazione di "Frankeinstein Junior", eccezionale ed azzeccatissima.
Per il resto, la storia non è proprio originale ma comunque fa da sottofondo, per far inquadrare allo spettatore l'epoca in cui i protagonisti vivono con i suoi grossi problemi e pregiudizi.
In conclusione, un film assolutamente da vedere.



Genere:commedia
Regia: Tanya Wexler
Anno:2012

Valutazione
Regia: 9
Trama: 9
Stile: 9
Attori: 9
Fotografia: 9
Contenuti: 9

mercoledì 7 marzo 2012

Clooney e le Hawaii come non li avete mai visti!


La trama in sè non è originale.
Un uomo, molto ricco che si trova improvvisamente catapultato nella realtà più amara a causa di una tragedia nella sua famiglia e che per la prima volta fa i conti con la vita vera. Fin qui, tutto già visto.
Proprio per questo, ci sono molti avvenimenti prevedibili e pochi colpi di scena. Ma guardando questo film non ci si può assolutamente soffermare soltanto sullo scorrere della storia.
L'idea brillante di Payne però è stata quella di mettere come sfondo le Hawaii, da molti considerate il paradiso in terra, e di dare il ruolo di protagonista a George Clooney, uno degli attori più affascinanti di Holliwood che solitamente travasa questo suo fascino anche nei suoi personaggi cinematografici.
Qui però le Hawaii vengono fatte conoscere al loro interno, come uno dei tanti posti del mondo dove una famiglia vive la sua tragedia personale.
E Clooney lascia magistralmente da parte il suo ruolo di "piacione" per catapultarsi in quello di un uomo, ricco sì, ma spiazzato di fronte alla vita.
Il binomio è riuscitissimo.
E secondo me raggiunge il suo apice nella scena in cui il protagonista, Matt King (Clooney appunto), corre da casa sua a quella della coppia di suoi amici. Il modo buffo in cui corre e lo sguardo attonito delineano un nuovo modo di guardare il paesaggio straordinario di quelle isole.
Tutto il film è poi accompagnato da una sottile ironia, eleborata molto bene dalle due figlie del protagonista, dall'amico della più grande (personaggio talmente reale quanto assudo) e da Clooney stesso che usa i suoi occhi ed il suo corpo come in modo molto espressivo e lontano dall'uomo affascinante e sexy. La figlia più piccola poi è straordinaria.
Nonostante il tema del film non sia nuovo, lo è affrontare un aspetto particolare. (ATTENZIONE!!Sto per "spoilerare" una parte del film.)
La moglie di Matt sta morendo ma in vita ha fatto cose che non hanno fatto bene alla sua famiglia e non viene perdonata. Anzi, per tutto il film c'è questa dicotomia tra il dolore di pedre la propria madre-moglie e la rabbia che la stessa madre-moglie ha generato. Soltanto nella scena in cui vengono buttate le ceneri della donna sembrano prevalere l'amore e l'affetto.
La scena finale è molto ben riuscita dal mio punto di vista, sia nei tempi che nei movimenti dei personaggi e lancia un messaggio per niente romanzato ma anzi sereno e molto reale.
Insomma, due paradisi come Hawaii e Clooney vengono smontati sì, ma rimontati in modo da renderli più vicini alla realtà di quanto uno li possa immaginare.


Genere:commedia, drammatico
Regia: Alexander Payne
Anno:2011

Valutazione
Regia: 8.5
Trama: 8
Stile: 8
Attori: 9
Fotografia: 9
Contenuti: 9

domenica 15 gennaio 2012

J.Edgar: la delicata ma più che mai cruda realtà di Eastwood

Già l'accoppiata di nomi lasciava ben sperare.
Il regista, Clint Eastwood, ormai genio confermato con pellicole eccezionali alle spalle ("Gran Torino" per indicarne una) e l'attore protagonista, Leonardo Di Caprio, che ha ormai più che mai cancellato le voci che lo vedevano "attorino belloccio" dopo "Titanic".
Ed il film non delude le aspettative.
Come in "Hereafter", la regia e la fotografia sono studiate nei minimi dettagli, nulla è lasciato al caso. Bellissime le inquadrature davanti lo specchio, assolutamente non casuali ma create per incorniciare un messaggio, un sentimento già molto ben svelato. 
Il parallelismo tra il prima ed il dopo è lineare, avvincente senza però perdersi o confondere lo spettatore. Un "palleggio" continuo che più che mai riesce a far conoscere il protagonista, John Edgar Hoover. Ideatore dell'FBI e suo direttore, servì l'America per 48 anni sotto 8 diversi presidenti. Un personaggio del genere non pò essere presentato in modo banale o retorico ed Eastwood non lo fa.
Lo conosciamo attraverso se stesso, attraverso le persone che gli sono intorno.
Ed è proprio nella descrizione dei suoi rapporti umani che Eastwood secondo me raggiunge la perfezione.
Non sono mai portati allo stremo, sono impercettibilmente presenti ma riempiono ogni attimo del film. Dal sentimento di amore-timore per la madre, alla profonda complicità con la segretaria fino alla sua omosessualità.
Eastwood riesce a trattarla con una delicatezza così reale come mai nessuno è riuscito a farlo fino ad ora (forse il regista di "Brokeback Mountain"). Fa baciare J.Edgar dal suo braccio destro Tolson in maniera naturale, spontanea ed in quel bacio si capiscono una marea di sentimenti lasciati in background fino ad allora. La scena di Tolson nella sua stanza dopo la sua morte penso sia una delle scene d'amore più straordinarie del cinema.
L'interpretazione di Di Caprio è stata impeccabile, come lo è stata quella dei due attori che interpretano Tolson e la segretaria Hellen, bravissimi a tenere testa al primo attore.
Sempre presente la forte e poco retorica critica alla società americana, presentata senza dolcificante.
Insomma, niente da dire.

Genere: biografico
Regia: Clint Eastwood
Anno:2012


Valutazione
Regia 10
Trama 9
Stile 10
Attori 9.5
Fotografia 10
Contenuti 10



giovedì 20 ottobre 2011

"This must be the place"..Sorrentino è un genio!


Prima dell'inizio del film, vedendo scorrere le immagini del trailer del film di Boldi, ho avuto la nausea.
Ma fortunatamente in Italia non abbiamo solo Boldi. 
Sorrentino ha fatto qualcosa di straordinario, tra cui scegliere Sean Penn  come protagonista.
Il film ha una trama ma uno non ci fa caso. Per tutto il tempo si è rapiti dalle espressioni e dalla figura onirica di Cheyenne (Sean Penn appunto), dal suo modo di camminare, dalla sua risata assurda (in senso teatrale), dalle sue battute scandite da un tempo anch'esso assurdo. E poi gli occhialetti sono un vero colpo di genio.
Le figure che incontra durante il suo viaggio non sono reali, sono visioni momentanee, ognuna è una parte di lui. Dall'indiano a cui da il passaggio, all'uomo con i tatuaggi, al signore vestito da batman (non specifico nulla altrimenti vi tolgo il gusto.).
I tempi del film sono scanditi in modo non banale.
La regia è favolosa. Gli occhi delle persone non sono mai inquadrati in primo piano dalla telecamera, ma sono gli oggetti a metterli in evidenza. La telecamera che ripete lo stesso identico percorso durante il racconto del nazista è geniale.
Sean Penn riesce a creare più di mille espressioni facciali, alcune neanche sapevo esistessero. E tutti i personaggi sono bravissimi, nonostante appaiano solo per un attimo. Sono vere e proprie macchiette teatrali.
Bellissimo il pezzo con l'inventore delle rotelle per valigie.

Insomma, ringrazio Sean Penn e Sorrentino per avermi rapito totalmente con le espressioni e la geniale regia..ma soprattutto per avermi fatto dimenticare Boldi.


Genere: Drammatico
Regia: Paolo sorrentino
Anno: 2011

Valutazione:
regia10
trama 8
stile 10
attori 10
fotografia 10
contenuti 9


lunedì 26 settembre 2011

"Carnage" ed il cinema si fa teatro

Cosa succede quando un regista cinematografico si mette in testa di portare in scena il teatro?
Di primo acchito mi verrebbe da rispondere "un dramma".
Ma se il regista è Roman Polanski e i 4 attori sono 3 premi oscar (Jodie Foster, Kate Winslet e Christoph Waltz) ed 1 perenne candidato (John Reilly) allora tutto è possibile.
Il film è girato tutto (o quasi) in un'unica stanza. La scenografia è organizzata nei minimi dettagli come su un palcoscenico dove non possono esserci imprevisti. Il vaso dei tulipani sempre centrale, i libri sul tavolino, la scatola di sigari.
I movimenti dei personaggi sono studiati per riempire sempre gli spazi, per non lasciare vuoti e per creare sempre un'armonia con tutti gli altri.
Gli attori sono forti, con una bellissima presenza scenica e riescono a comunicare con tutto il loro corpo, caricando e studiando ogni singolo muscolo. Le due donne sono a mio parere eccezionali, anche perché la loro trasformazione è più caricata di quella degli uomini.
Naturalmente, la presenza di una telecamera permette di trascurare cambi luce o "accensione e spegnimento" dei riflettori. Prima una coppia poi l'altra, oppure Waltz da una parte, gli altri 3 dall'altra e così via.
Ogni inquadratura ha un suo perché, non è mai lasciata al caso.
Il film è una climax ascendente sotto ogni aspetto: i personaggi, la scenografia, l'alternarsi di pause e parole. Ed alla fine, quando ci si aspetta o un'esplosione oppure un ritorno alla calma, Polanski ci lascia lì, a mezz'aria.
Esperimento teatrale riuscitissimo. Film spassoso e vero. Attori strepitosi.
Da non perdere.

Genere: Commedia
Regia: Roman Polanski
Anno: 2011

Valutazione:
regia 9.5
trama 8
stile 9.5
attori 10
fotografia 9.5
contenuti 8

giovedì 10 febbraio 2011

"Immaturi"...un lato buono dell'Italia!



La commedia italiana mi sta lasciando sempre più piacevolmente sorpresa.

A partire da "Benvenuti al Sud" e "Maschi contro femmine", "Immaturi" è la controprova che stiamo riuscendo a ritrovare un'identità forse un pò persa.
E'un film che rivedrei molto volentieri: la risata è spontanea e la comicità è per niente volgare, anzi delicata, condita con la schiettezza e l'immediatezza dell'ironia romana, che mi dispiace, ma vince su tutte.
C'è una battuta di Ricky Memphis che ha un tempismo talmente perfetto da non arrivare subito ma un attimo dopo allo spettatore, generando un'ilarità incontenibile (si tratta di una scena in discoteca).

Vengono trattati temi molto reali ed importanti, in modo non retorico. Non si cade mai nella banalità e gli attori sono tutti molto  bravi.

Maurizio Mattioli dirà 10 battute in tutto ma è esilarante.

I due bambini sono straordinari e danno un forte contributo all'evidenziare l'enorme differenza tra le generazioni. E sono dei comici bravissimi.

Non è un film in cui bisogna cercare un senso profondo perché quello che vuole trasmettere è immediato: la nostra continua insensata lotta contro il tempo e contro gli anni che passano.
 C'è chi dice che i personaggi sono falsi ma sinceramente è una critica priva di senso, come dice il mio ragazzo "è come criticare un cane perché non è un gatto!".
E poi smettiamola di criticare ogni film che non fa vedere l'amarezza della vita!Che diamine! La vita è anche bella porca miseria e allora facciamolo vedere no??

In definitiva è un film da vedere, per ridere di gusto, per annuire ad affermazioni che ognuno di noi si trova a dire più che spesso e per capire che ogni età, ogni momento ha un suo perché e non merita di essere accantonato.

Genere: commedia
Regia: Paolo Genovese
Anno: 2011

Valutazione all'interno della categoria "commedia":
regia 8.5
 
trama 8
stile 9
attori 9 
fotografia 8
contenuti 9

venerdì 4 febbraio 2011

Rapunzel..si torna alle favole!

Rapunzel: cinquantesimo film della Walt Disney!
Ragazzi, siamo a 50. E di questi 50, quelli non riuscitissimi si contano sulle dita di una mano.
Devo dire che questo fa parte di quelli riusciti ma non fantastici.
La storia non è esattamente quella raccontata dai fratelli Grimm comunque è una fiaba naturalmente.
Come sempre la Disney mette del pepe nei suoi personaggi e li rende molto particolari: Rapunzel non è la solita principessa alla Biancaneve e Flynn non è esattamente un principe azzurro.
Ognuno dei due è fortemente caratterizzato: strepitose le scene in cui lui raggiunge per la prima volta la torre e quelle in cui lei esce ed è in  conflitto con se stessa.
Riuscitissima anche la scena del locale e la caratterizzazione del cavallo.
Nonostante tutto ciò,  da appassionata Disney, non è stato un film esilarante: piacevole sicuramente, divertente ma nulla di speciale. Forse perché sono un pò cresciuta e diciamo che con "La principessa ed il ranocchio" e "Rapunzel" la Disney sta un pò tornando alle fiabe vere e proprie. Il che non è assolutamente un male, anche perché ha reintrodotto le canzoni che sono sempre state il suo pezzo forte.
Insomma, la Disney è sempre la Disney, e sta a noi tornare bambini quando andiamo al cinema.

lunedì 31 gennaio 2011

"Vi presento i nostri"..e si ride!


Naturalmente è un film da vedere dopo aver visto i due precedenti "Ti presento i miei" e "Mi presenti i tuoi?" , altrimenti vi perdete metà delle battute purtroppo.
Detto ciò, non vi deluderà minimamente.
E' inutile sottolineare che la sola presenza di attori come De Niro, Hoffman e Streisand nei ruoli orginalissimi che hanno nella trilogia, le dà una lode ad honorem.
In "Vi presento i nostri" la storia continua con i figli di Gaylord Fotter e Pam ma l'andamento della commedia è lo stesso.
De Niro e Ben Stiller hanno in mano il film ma tutti gli altri personaggi (tra i quali l'ex ragazzo di Pam, Kevin) sono un contorno a cui non possiamo rinunciare. Anzi, tra tutti Ben Stiller è quello che caratterizza meno il film dal mio punto di vista.
E' naturalmente una commedia per far ridere perciò non ci sono scene spettacolari e una fotografia particolare, soltanto la bravura d attori di alto rango nel mettersi in gioco in tutto e per tutto.
L'apice si raggiunge in vari punti: in una scena con De Niro e Stiller di cui non voglio anticiparvi nulla, nella faccia di Pam nella scena finale e nel finale conclusivo.
Insomma, vale la bene godersi questa trilogia per farsi delle belle risate senza troppe pretese.


Genere: commedia
Regista:
Paul Weitz
Anno: 2010
Valutazione secondo me all'interno della categoria "commedia":
regia 7,5
trama 8
stile 8
attori 8,5 (Stiller 7,5)
fotografia s.v.
contenuti 7,5

lunedì 17 gennaio 2011

Jack Sparrow..un personaggio geniale.

Jack Sparrow.
Chi ha ideato questo personaggio è semplicemente geniale. Come geniale è chi lo interpreta, tale Johnny Depp.
Ogni minuto della, per ora, trilogia de "I pirati dei Caraibi" vale oro solo per la strampalata prese
nza del pirata Jack Sparrow. Potrei iniziare parlando delle sue entrate in scena:
1. appare all'orizzonte sull'albero di una nave che affonda pian piano e scende i
n porto l'attimo in cui affonda del tutto;
2. spara ad un uccello da dentro una bara da morto gettata in mare;
3.si vede il suo naso che introduce lui che comanda una nave fatta da tanti lui stesso.
Tre immagini quasi no-sense.
Poi la sua camminata, il modo di correre, totalmente sconclusionato, gli sguardi straordinari che solo uno straordinario Depp può riuscire a fare.
Per non parlare di scene di susp
ence e tensione a cui si contrappone il suo essere genialmente fuori contesto, come una caduta da una rupe coronata dal suo commento: "Mannaggia".
La relazione tra follia e
genio è perfettamente resa in un unico personaggio che non credo abbia uguali nel cinema e nessuno avrebbe potuto rendere meglio di un geniale e folle Johnny Depp.
Ed ora tutti in religioso silenzio in attesa del quarto.
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venerdì 7 gennaio 2011

Hereafter...e Eastwood colpisce ancora!




"Hereafter", regia di Clit Eastwood. Un film tale che si esce dal cinema pieni di qualcosa da raccontare
La regia e la fotografia sono a dir poco straordinarie: luci, inquadrature, tempi, tutto quadra, tutto è perfetto e lo è in modo non invadente ma in un modo delicato e dolce
La capacità di rendere perfettamente lo stato d'animo delle persone senza fronzoli ma con l'essenziale oltre che con la capacità di attori quali uno splendido Matt Demon per esempio.
C'è una scena in cui si percepisce una tensione sessuale fortissima soltanto grazie a pause e ad un'inquadratura perfetta e vale anche per i due bambini protagonisti. Non c'è bisogno di aggiungere altro perché la scena e i volti dei due bimbi fanno già capire tutto.
Non esiste una trama reale perciò chiunque ne cerchi una rimarrà deluso. Le tre storie raccontate sono un inno che chiede alle persone di non aver paura di porsi di fronte all'interrogativo della morte. Ognuno di noi, direttamente o non direttamente l'ha vissuta da vicino e la curiosità, il sapere cosa ci aspetta è qualcosa di umano e di bello.
Eastwood rifiuta le risposte facile trovate tramite la religiosità o i medium, tant'è che anche Demon che è un medium non può rispondere a questa domanda. Quello che lui vuole dire è che ognuno deve sentirsi libero di pensarci da solo e nel modo che crede più giusto, senza farsi abbindolare da una società a scopo di lucro che non tratta mai seriamente il tema della morte e senza averne paura noi stessi.

La fine del film, almeno secondo me, è basata sull'incontro di questi 3 personaggi che tornano a vivere: Eastwood ci dice che la risposta più bella e più concreta che possiamo avere alla domanda "Cosa ci sarà di là?" è la vita stessa.
Impariamo a vivere riempiendoci di ogni attimo, ponendoci domande e cercando risposte, la nostra vita acquisterà tutto un altro sapore.


Genere: non definito
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2010
Valutazione:
regia 9,5s
trama s.v.
stile 9
attori 8 (Demon 8,5)
fotografia 9
contenuti 9

domenica 5 dicembre 2010

Seconda stella a destra, poi dritto fino al mattino

Lì si trova l'isola che non c'è.
Quel posto magico si trova in ognuno di noi. Nei momenti più dolorosi, la nostra fantasia ci porta lì e lì troviamo la forza per ricominciare a sorridere.

Bennato dice: "E ti prendono in giro, se continui a cercarla ma non darti per vinto perché..chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle..forse è ancora più pazzo di te."

I bambini hanno l'immenso potere di lasciare andare la loro fantasia, di farsi condurre da essa verso l'isola che non c'è. Noi adulti non ci crediamo abbastanza per poterla vedere, eppure quell'isola è l'unica cosa che può veramente darci la forza.

La fantasia, il potere che il nostro cervello ha di vagare per mondi a noi sconosciuti, è uno dei beni più preziosi che abbiamo.
Lasciarsi andare alla fantasia, fa in modo che noi abbiamo più forza nella realtà per poter veramente fare qualcosa, almeno finché si può.

Ho appena visto "Neverland. Un sogno per la vita" con J.Depp K.Winslet e D.Offman.
A parte la bravura degli attori, il film è straordinario dal mio punto di vista.
Perché insegna che le cose orribili esistono, fanno parte della vita..ma per affrontarle abbiamo il dono di saper volare lontano..E se non voliamo, non vola neanche un bambino..e quando non volano i bambini, forse è meglio fare qualcosa.

mercoledì 3 novembre 2010

Figli delle stelle...meno male che ci sono Favino e Tirabassi!

Veramente un gran peccato!
L'idea è molto buona...ma basta. I ritmi sono incongruenti con le scene e alcuni personaggi non hanno alcun senso.
La Pandolfi, secondo me, non dovrebbe neanche recitare ma in fondo recita anche l'Arcuri normalmente perciò lasciamo stare.
L'unica nota positiva è data da Pierfrancesco Favino e Giorgio Tirabassi.
Entrambi confermano la grande capacità di attore che hanno, deliziandoci con le loro espressioni e la loro vena ironica. Tirabassi un pò limitato dal ruolo che interpreta ma comunque bravissimo.
Anche la fotografia lascia quel che trova.
Quel che posso dire è che è un film da cui bisognerebbe prendere l'idea, due attori e alcune loro scene esilaranti e metterle in un altro film.
Peccato davvero.

Genere: Drammatico
Valutazione secondo me all'interno della categoria "Drammatico":
trama 7,5
stile 5
attori 5 (Favino 9, Tirabassi 8,5)
fotografia 6
contenuti 8

Maschi contro Femmine..e i cocci li dobbiamo raccogliere sempre noi.

Lo stile è esattamente lo stesso di "Notte prima degli esami" ed "Ex" ma non per questo perde in qualità.
La risata è d'obbligo ma mista ad un pò di amarezza perché comunque sottolinea la dura realtà: noi donne dobbiamo salvare la famiglia perdonando il tradimento oppure sentirci una schifezza perché siamo state tradite...uff!
A parte la nota amara, il cast è veramente delizioso. Straordinari Paola Cortellesi, Alessandro Preziosi, Carla Signoris (moglie di Maurizio Crozza per chi non lo sapesse) e anche Fabio De Luigi nonostante resti sempre attaccato ad uno specifico tipo di personaggio.
La Cortellesi è un'attrice con la A maiuscola; è eccezionale nella mimica facciale e nel suo modo bellissimo di essere romana dove anche un "Sti Cazzi" è detto con signorilità ed ha la capacità di dire con gli occhi senza neanche aprire bocca.
Preziosi, a cui nessuno darebbe una lira nelle fiction strappalacrime, si scopre un talento ironico fantastico (romano anche lui).
La Signoris conferma una grande capacità teatrale, interpretando in modo realistico e dolce il pensiero di ogni donna di mezza età.
Molte note positive: dal rapporto madre-figlio appena accennato ma dolcissimo Signoris-Vapodoris, alla naturalezza nel descrivere un rapporto lesbico, dall'introduzione dei personaggi del seguito (tra cui la Littizzeto e Solfrizzi), alla scena fumettistica Cortellesi-Preziosi, dalle battute sempre semplici e divertenti con quel briciolo di ironia romana che non guasta mai alla scena di Vapodoris a cavallo.

Un film che, nonostante tutto, ci fa rendere conto che uomini e donne non possono fare a meno di amarsi; la grande sfida è trovare il modo giusto per farlo.

Genere Commedia
Valutazione secondo me all'interno della fascia "commedia":
trama non valutabile (racconta la realtà)
stile 8,5
attori 9 (Cortellesi 10)
fotografia 8
contenuti 9

(la mancanza di originalità nello stile viene compensata dalla capacità di trattare temi importanti in modo realistico e non banale)

lunedì 1 novembre 2010

Risate deliziose con "Benvenuti al Sud"

Andare al cinema e ridere di una risata sana, per niente amara. Forse per questo motivo le sale continuano ad essere tutte esaurite per la visione di questo film bellissimo, "Benvenuti al Sud".
Un Claudio Bisio bravissimo ci introduce in quelli che sono i luoghi comuni di sempre tra nord e sud, per una volta cercando di tenere lontana quella parte di realtà dura e brutale presente nel nostro paese. In mezzo a questi luoghi comuni vince la gente, vincono le persone, volendo sottolineare che siamo noi gli unici ad avere il potere di cambiare le cose.
Dolcezza, solarità, ironia, bellezza sono tutte racchiuse nel film, dal pianto di Alberto all'abbandono della sua Milano con "O mia bella Madunnina" al sanguinaccio della mamma di Mattia alla strepitosa sceneggiata per il ritorno di Silvia.
E' vero, non è questa soltanto la realtà, ci sono tanti aspetti orribili ma per una volta lasciamoci andare alla risata pulita dovuta a quel buono che ancora esiste in questo nostro paese e dentro di noi.

Genere Commedia
Valutazione secondo me all'interno della fascia "commedia":
trama 8
stile 8,5
attori 8(_Bisio 9)
fotografia 9
contenuti 9