mercoledì 2 febbraio 2011

I 7 re di Roma (11): la pennichella e morte di Tarquinio Prisco.

Premetto che di questa parte non esistono video dello spettacolo purtroppo.
Avevamo lasciato Lucumone e Tanaquila sui loro triclini: come vi dicevo, Ocrisia non li ha avvelentati ma loro sono stai presi da "quella che a Roma noi chiamamo pennichella".
C'è una bellissima canzone dedicata alla Pennichella che potete trovare solo nella versione di Gianfranco Lacchi su you tube ma Proietti la rende in tutt'altro modo naturalmente.



"Lassame appennicà, è tanto bello sognà."

Finita la canzone, Servio Tullio, figlio di Ocrisia, prende fuoco. Tanquila interpreta questo come segno divino e dice a Tarquinio di maritare con lui la loro figlia.
Questa decisione provoca la reazione dei figli di Anco Marzio: "dà in moglie sua figlia ad uno schiavo figlio di una schiava". Uccidono Tarquinio Prisco con un'accettata in testa.
Tanaquila fingerà per molto tempo che suo marito sia ancora in vita "e comunicò al senato che per volontà del re e per il periodo della sua convalescenza tutti dovevano obbedire a suo genero Servio Tullio".

Servio Tullio fu poi invitato a regnare in titolo ma Tanaquila si lamenta perché i romani non l'hanno ringraziata anzi: "Hanno detto che stavo d'accordo con i figli di Anco Marzio pe ammazzà Tarquinio, che ero l'amante de Servo Tullio, dice: tnato è na donna, che pò esse!(...)Questa è la riconoscenza dei romani".

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